Tornerà a casa a Natale il brigadiere Giangrande, gravemente ferito nell’attentato davanti Palazzo Chigi

Si vede la luce in fondo al tunnel: un tunnel buio, di paura e incertezza, incredibilmente imboccato dal brigadiere Giuseppe Giangrande in una giornata di sole pieno, lo scorso 28 luglio. In questi lunghi mesi di allettamento in ospedale, tra bollettini medici e terapie riabilitative, lo spiraglio della speranza ha aperto finalmente all’ottimismo: la notizia di oggi, diffusa in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Nazione alla figlia del carabiniere gravemente ferito da Luigi Preiti nell’attentato davanti a Palazzo Chigi, ci dice che il militare potrà lasciare l’ospedale di Imola e tornare a casa a Prato già prima di Natale, tra il 5 e il 15 dicembre.

Disposto a tutto pur di riprendersi la vita che quell’assurda sparatoria stava per togliergli, Giangrande è ora a un passo dalle dimissioni dall’ospedale: assistito dalle cure della figlia Martina, che dal padre ha chiaramente ereditato spirito di sacrificio ed eroismo quotidiano, dimostrati nella scelta di lasciare il lavoro pur di seguire il genitore nel suo lento percorso di recupero, prima, di riabilitazione, poi. Martina, sempre presente, da un trasferimento all’altro. Dall’arrivo concitato al pronto soccorso del Policlinico Umberto I subito dopo il ferimento, al successivo trasferimento a Montecatone, sulle colline imolesi che guardano all’Appennino toscano, dove Giangrande è ricoverato in un famoso istituto di riabilitazione. Dalla disperazione più cupa dei primi attimi dopo l’attentato, alla preoccupazione suscitata dai primi bollettini medici, fino al cauto ottimismo di una ripresa lenta e fortemente voluta dalla vittima di quell’insano gesto, che ha permesso al paziente Brigadiere di migliorare dal «respiro autonomo» alla «mobilità passiva», fino al «recupero graduale» e alle «condizioni soddisfacenti» che consentiranno le dimissioni. Un percorso lungo e faticoso, sostenuto nel suo iter dall’affetto di tanta gente che, inviando lettere di incoraggiamento e aprendo pagine Facebook di gruppi nati spontaneamente in Rete, in questi mesi non ha fatto mancare il proprio incoraggiamento al carabiniere ferito che, racconta la figlia dalle colonne del quotidiano toscano, «in questo momento è allettato per un problema che però è passeggero. Nel complesso ha recuperato l’uso del collo – spiega – delle spalle, un pochino delle braccia, e muove il polso. È previsto per il prossimo anno un intervento che potrebbe restituirgli una qualche mobilità alle mani. Ora ha bisogno di riposo per rinforzare ciò che ha conquistato in questi mesi di duro lavoro, con cinque ore di terapia al giorno». Un duro lavoro premiato con la promessa di un ritorno a casa imminente, e di un ancora più prezioso ritorno alla vita.