Spunta un’altra madre che costringe la figlia tredicenne a prostituirsi, stavolta a Salerno

Pensavamo che con il caso delle baby escort romane si fosse raggiunto il massimo del degrado morale. Pensavamo che nell’apprendere di quel giro di prostituzione minorile, che ha allargato a macchia d’olio lo spettro dell’orrore al traffico e all’uso di sostanze stupefacenti, facendo deflagrare abiezione e depravazione oltre il limite del sopportabile, si fosse toccato il fondo, convinti che più giù non si sarebbe potuti sprofondare. Nel leggere quelle storie, nel commentare quei personaggi, nel descrivere quel racconto quotidiano di cinismo e arrivismo biechi, perversione e abbrutimento sociali, pensavamo che lo sconcerto provato non avrebbe potuto replicarsi facilmente, non nello spazio di così breve tempo almeno: ci sbagliavamo. Lo stesso scenario di devastante indifferenza e spezzante disprezzo, forieri di un’assoluta mancanza di riferimenti affettivi prima ancora che etici, si ripropone oggi a Salerno, dove dopo un mese di indagini dei carabinieri, una donna, accusata di aver indotto la figlia di 13 anni a prostituirsi con un amico di famiglia di circa 60 anni, e l’uomo in questione appunto, a cui si imputa la responsabilità di atti sessuali su minorenni al di sotto dei 14 anni, sono stati arrestati e condotti nel carcere di Fuorni.

Proprio oggi, che in merito al caso del giro di prostituzione minorile della capitale, i giudici del Tribunale del Riesame di Roma, nell’ordinanza con la quale hanno confermato la custodia in carcere per il commercialista Riccardo Sbarra, Mirko Ieni (ritenuto il «gestore» del giro di prostitute) e la madre non solo consenziente, ma istigatrice e complice di una delle due ragazze minorenni che si prostituivano, scrivono di una vicenda «di particolare squallore», peraltro «sintomo della devastazione morale delle due minorenni». Proprio oggi, quando credevamo che tutto ciò fosse abbastanza, apprendiamo di quest’altra inaccettabile notizia di cronaca, che ancora una volta coinvolge una madre senza scrupoli che, in cambio di denaro ed altri squallidi regalini induceva la figlia di 13 anni a prostituirsi con un uomo più anziano.

E proprio oggi, mentre sul caso delle baby prostitute dei Parioli leggiamo che, secondo i giudici romani, l’esito delle indagini «dà contezza di due ragazze, sì minorenni, ma spregiudicate, libere, e determinate nel raggiungimento dei loro scopi, alla ricerca di sensazioni forti, desiderose di beni costosi e disposte a tutto pur di averle», ci ritroviamo a sperare che per la ragazzina salernitana – che è stata subito presa in consegna da una psicologa, e trasferita successivamente in una casa famiglia del Salernitano – un barlume di speranza ci sia. Proprio oggi: che si celebra la Giornata mondiale dell’Onu contro la violenza sulle donne, ci vediamo costretti a fare i conti con un nuovo caso di abuso perpetrato su bambine defraudate dell’adolescenza, precocemente donne vittime di un’agghiacciante sopraffazione, fisica e psicologica. L’ennesima.