Solo una leadership “a due” potrà salvare centrodestra e centrosinistra

Leadership duale. È questa la formula che può evitare l’imminente disfacimento sia del centrodestra sia del centrosinistra. Soltanto facendo convivere due leader, due modelli di partito e coalizione e due programmi con le stesse radici, ma rami diversificatisi col tempo, centrodestra e centrosinistra potranno superare la crisi che stanno vivendo e, forse, rilanciarsi.

Il modello di governance duale nasce in Germania per le aziende di grandi dimensioni, che superati i 500 dipendenti sono obbligate ad avere due organi di comando, uno dedito alla gestione ed uno alla sorveglianza. In Italia il sistema ha attecchito poco, anche perché rivolto principalmente al mondo bancario e assicurativo. Da noi la prima azienda a importarlo fu Mediobanca, poi Intesa San Paolo e pochi altri.

Il principio della governance duale andrebbe adesso applicato alla politica italiana, trasformandolo in leadership duale, con un leader che gestisce ed uno che controlla che non esca fuori dal seminato.

Partiamo dal centrodestra, dove la leadership duale sarebbe stata possibile anche prima dello strappo che ha portato alla nascita del Nuovo Centrodestra. Sarebbe bastato dare i poteri di gestione al segretario Angelino Alfano, lasciando la leadership storica e programmatica a Silvio Berlusconi e la rottura non ci sarebbe stata. I falchi di Palazzo Grazioli temevano però che Alfano diventasse davvero il leader del futuro ed hanno preferito far saltare il banco. Adesso, per evitare che salti definitivamente il centrodestra così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni servirebbe comunque la leadership duale di coalizione, con il vicepremier destinato a diventare un leader di stampo europeo, moderato e popolare e Berlusconi a tenere a bada la destra estremista e urlatrice che in Italia ha molti più volti di quella moderata. Se dovesse invece saltare il link tra il Cavaliere e il suo delfino le possibilità di ripresa del centrodestra sarebbero quasi pari a zero.

Anche nel Partito democratico si propone la stessa questione, con Matteo Renzi ed Enrico Letta destinati a trovare un’intesa, pena la fine dello stesso partito. Dopo l’8 dicembre serve la leadership duale che consenta a Letta di governare in santa pace e a Renzi di costruire la sinistra blairiana di cui parla. Se invece il sindaco decidesse di prendere la scorciatoia e picconare il governo sarebbero guai per il Pd. Se i due ex democristiani oggi leader del partito e del governo trovassero invece un’intesa potrebbero costruire una sinistra vincente ad avere in futuro sia il posto di capo del governo sia quello di presidente della Repubblica quando Giorgio Napolitano passerà la mano.

Dopo anni di leaderismo unipersonale si apre dunque la stagione della leadership duale, che non è proprio un modello di partito democratico di stampo occidentale, ma è comunque un passo in avanti rispetto ai partiti personali degli ultimi anni.