Signori, in carrozza, l’Orient Express fa scalo in Piemonte. I sogni corrono sulle rotaie ( No tav permettendo)

Un passo indietro nel tempo per frenando il suo rapido avanzare all’insegna della velocità e del progresso, per sentire nuovamente dopo decenni, l’affannoso sbuffare di un treno a vapore. La possibilità unica di assaporare a rilento la bellezza dei luoghi e un’unica voce, imponente, che segnala: signori, in carrozza!  E che carrozza, ragazzi, è quella di Hercule Poirot, quella del più  celebre romanzo giallo di Agatha Christie: è l’Orient Express, signori, il lussuoso, leggendario treno che che dal 1883 al 1977 collegava Parigi con Istanbul. Ebbene, volete viaggiare su queste carrozze fantastiche? Recatevi a Santhià, in provincia di Vercelli. Qui da ormai quattro anni fa tappa il mitico treno blu dalle frecce dorante sui fianchi ed è qui che la Magliola Spa, azienda specializzata nel restauro di convogli ferroviari, rimette a nuovo i celebri vagoni  tornati in auge nel 1982 grazie alla londinese Vsoe, “Venice Simplon Orient Express”. Le carrozze restaurate sono usate in tutta Europa per viaggi di lusso.

È in uno dei suoi mitici vagoni che nel 1974 Sidney Lumet girò il suo film Assassinio sull’Orient Express, tratto da una delle inchieste poliziesche più famose della letteratura che Agatha Christie affidò al detective belga Hercule Poirot. Il sogno diventa realtà, non dovrete dormire (obbligatoriamente) con la retina, neppure con il tirante per dare ai baffi il tocco perfetto, non dovete mascherarvi da Hercule Poirot, parlare francese e ordinare oeuf à la coque per salire su un convoglio che sin dalla sua creazione – quasi 130 anni fa – è simbolo di mistero e lusso. La fastosa locomotiva a vapore ha avuto tra i suoi passeggeri personaggi altrettanto leggendari, Mata Hari, la ballerina americana Isadora Duncan, la danzatrice Clèo de Merode di cui s’invaghì Leopoldo del Belgio, Ferdinando e Boris di Bulgaria. Parliamo di carrozze lussuosissime, curate nei minimi particolari da tecnici molto preparati. Per questo sull’Orient Express non lavorano solo operai ma veri e propri mobilieri: trattare gli interni in radica così come i velluti colorati di rosso e verde nelle carrozze del tè o le finiture color argento non è da tutti. In fondo, gli artefici di questa rinascita dimostrano che i binari del sogno e del buon gusto, uniti a una sano spirito di impresa, non conoscono limiti. Chissà se da quelle parti qualche No tav si dispiacerà… Avrà il coraggio di bloccare un mito con la scusa che inquina o disturba la quiete?