«Sepolti rifiuti tossici: lì moriranno tutti di tumore»: il verbale del pentito “secretato” per anni

«Entro venti anni gli abitanti del Casertano rischiano di morire tutti di cancro a causa dei rifiuti pericolosi interrati in quel territorio». Così parlò, nel 1997, il pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo di rifiuti. Verbali che solo oggi sono diventati pubblici dopo la rimozione del segreto di Stato, facendo emergere quelle frasi choc sul traffico illegale di rifiuti nocivi in quella zona denominata “la terra dei fuochi”. Lungo il litorale domiziano, ha spiegato Schiavone, si prelevava la sabbia, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, per confezionare il calcestruzzo e poi le vasche, indicati come i “laghetti”, venivano riempite di rifiuti. Schiavone ha raccontato anche degli intrecci di interessi dei clan locali per la gestione del business dei rifiuti tossici ricordando che proprio in conseguenza del dragaggio della sabbia “vi era una potenzialità di scarico enorme”. Il boss pentito, nel ’97, ma si è saputo solo ora, aveva fatto anche riferimento ad un evento accaduto nel mese di febbraio del 1991 quando un autista italo americano rimase ferito agli occhi mentre stava scaricando alcuni fusti con sostanze nocive in un’area posta al confine tra i Comuni di Qualiano e Villaricca. Secondo quando raccontato da Schiavone in una cava della zona furono scaricati ben 520 fusti tossici. I rifiuti venivano scaricati di notte e le pale meccaniche vi spargevano sopra del terreno. Ma talvolta la spazzatura finiva anche a 20 o a 30 metri di profondità. A far giungere i rifiuti industriali scaricati per anni nelle campagne delle province di Caserta e di Napoli sono stati dei procacciatori del nord, aveva spiegato ancora il pentito. Per Schiavone in alcuni circoli culturali di Arezzo e di Milano si sarebbero rinsaldati i rapporti per la gestione del ciclo di smaltimento di rifiuti industriali, tossici e così via.