Scenari: il governo Letta avrebbe “l’ossigeno” di 14 senatori se FI decidesse di togliere il sostegno

Cosa cambia per il governo alla Camera e al Senato con la rinascita di Forza Italia e la presenza del gruppo alfaniano “Nuovo centro destra”?  Sarebbe di quattordici senatori la maggioranza che al momento, sulla carta, avrebbe il governo Letta, se Forza Italia decidesse di togliere il sostegno all’esecutivo. Ncd assicurerebbe infatti di superare la maggioranza assoluta, nonostante il distacco della pattuglia berlusconiana. Alla Camera, invece, la sfiducia “azzurra” non sposterebbe di molto le cose, visti i numeri ampi che il premio di maggioranza già assicura al Pd. Palazzo Madama, dunque. I 30 senatori di Ncd (ma il conteggio ufficioso è salito già a 33), farebbero scendere da 10 a 6 i senatori del gruppo Gal – Grandi autonomie e libertà – (fuori Bianconi, Naccarato, Compagna e Bilardi), da 96 a 65 quelli del Pdl (ora Forza Italia). Dunque, se Gal e FI decidessero di togliere la fiducia al governo, l’opposizione conterebbe potenzialmente 144 voti: 65 di FI, 50 del M5S, 16 della Lega, 7 di Sel e 6 di Gal. La maggioranza potrebbe fare affidamento, invece, su 175 voti: 107 del Pd (non si conta il presidente Pietro Grasso, che per prassi non vota), 30 di Ncd, 20 di Sc (al netto della scissione, sia popolari che montiani sostengono il governo), 10 delle autonomie e 8 del Misto (tra ex grillini e senatori a vita; ma si esclude Ciampi, che alle ultime votazioni è stato assente).

Il governo Letta-Alfano sarebbe insomma tenuto in piedi da 14 senatori, in caso di rottura di Berlusconi. Al netto di alcune incognite, come quella ventilata dallo stesso Cav: «Sono venuti fuori 20 nomi di M5S che garantirebbero sostegno al governo». Tutt’altra storia alla Camera, dove il solo gruppo del Pd conta 293 deputati e supera la soglia della maggioranza assoluta di 315 anche soltanto grazie ai 47 di Scelta civica. Qui l’effetto della spaccatura del Pdl è dunque soltanto la nascita di un nuovo gruppo: FI avrebbe 69 deputati (contro i 96 dell’attuale Pdl), “Nuovo centro destra” ne avrebbe 27 (ma i numeri sono destinati a crescere, assicurano: si sarebbe già a 29). La prossima settimana Ncd sceglierà i suoi assetti. Alla Camera per il ruolo di capogruppo i nomi più probabili sono quelli di Enrico Costa o Fabrizio Cicchitto. Al Senato, si fa il nome di Laura Bianconi, già indicata in via provvisoria nella richiesta di formazione del nuovo gruppo presentata agli uffici. Molto meno probabile che Renato Schifani, già capogruppo Pdl, ricopra quel ruolo.