Sardegna alluvionata, 18 morti e due dispersi. Stanziati 20 milioni ma è polemica sulla mancata allerta

Diciotto morti, due dispersi e quasi tremila persone evacuate. Mentre in una Sardegna messa in ginocchio dal ciclone Cleopatra si contano le vittime, a Roma, puntuali come un orologio svizzero, scoppiano le prime polemiche politiche sui soccorsi, sulle somme stanziate e sul dissesto idrogeologico del territorio. Il Consiglio dei ministri, convocato d’urgenza, ha dichiarato lo stato di emergenza e ha stanziato venti milioni di euro. Lo stanziamento, ha spiegato Letta, riguarderà «gli interventi primari essenziali, che sono il salvataggio di vite umane, l’assistenza agli sfollati ed il ripristino della viabilità. Questa scelta – ha precisato – riguarda l’immediato, non tutto ciò che sarà la ricostruzione per la quale più in là ci saranno le stime necessarie». E arrivano anche altri cinque milioni di euro dalla giunta regionale, riunita in seduta straordinaria sotto la guida della vice presidente della Regione, Simona De Francisci. La situazione, però, resta critica su più fronti. Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, arrivato sull’isola, dalle otto coordina i soccorsi e si difende dalle accuse. «Sulla Sardegna sono caduti 440 millilitri in 24 ore, la quantità di pioggia che nel nostro Paese arriva in sei mesi. Il sistema di allertamento nazionale – ha detto –  ha fatto il suo dovere». Poi ha aggiunto che sono infondate le accuse di ritardi nell’allerta e che quello di ieri è stato «un evento eccezionale. Chi ha lanciato false accuse ne risponderà. Come al solito, troppi parlano di cose che non co noscono. Ma chi doveva intervenire nel territorio se non il territorio? Chi doveva esserci la cavalleria?», si chiede Gabrielli sottolineando che «la prevenzione senza la pianificazione è poca cosa». E precisa, è fondamentale «l’atteggiamento dei cittadini, che sono i primi attori di protezione civile». I soccorsi sono partiti subito. Il comando della Brigata “Sassari” ha inviato, fin dalla giornata di ieri, uomini, mezzi e materiali in grado di far fronte all’emergenza, particolarmente insistente sulla città di Olbia. Ora è in corso il comitato operativo della Protezione civile, per fare il punto sulla situazione. Ma è tanta la disperazione degli abitanti colpiti dall’alluvione. Mentre tentano di salvare il salvabile in una marea di fango che ha invaso le case del quartiere di Sant’Antonio, si sfogano: «Nessuno ci ha avvisato – dice una insegnante – non si era mai vista tanta acqua a Olbia, ma se questa è una zona a rischio perché nessuno ci ha avvisato? Dovevano dirci da ieri di non uscire di casa. Io ero a scuola quando è successo il disastro e non potevo tornare a casa. Ora abbiamo perso tutto, chi paga i danni?».