Restauro di tende, sedie nuove e iPad. Quello che sfugge alla spending review di Palazzo Chigi

Poco meno di 85mila euro tra poltrone, tende, impianti di sicurezza e riparazioni varie. Quasi 16mila per palmari e tablet. Duemila euro di detersivo per lavastoviglie e 1800 euro di cialde di caffè, cui vanno aggiunti 60 kg in grani e un paio di dozzine di confezioni di decaffeinato e orzo. Sono alcune delle spese sostenute da Palazzo Chigi passate al setaccio da Libero di oggi. Tutte si riferiscono agli ultimi mesi, quelli dell’era Letta, e sono documentate nel dettaglio, compresi i riferimenti delle ditte appaltatrici. Dell’inchiesta colpiscono due aspetti. Il primo è che la gran parte delle spese è stata sostenuta a cavallo dell’estate, ovvero mentre il presidente del Consiglio annunciava il taglio delle auto blu, delle missioni e dei rimborsi per i taxi, ammessi per i «soli casi in cui non vi sia un modo più economico per raggiungere il luogo della missione», si leggeva nella circolare presentata il 13 agosto. Invece alla spending review estiva, come emerge dai dati di Libero, sono sfuggite le spese per “rinfrescare” gli arredi dell’ufficio del premier. Proprio ad agosto è stato realizzato il restauro di alcune poltrone per la cifra di 23.982,93 euro iva inclusa, «una bella somma, se si pensa che la maggior parte degli italiani non riescono a guadagnare quella cifra lorda in un anno», scrive il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, che firma l’inchiesta. Risale al 3 giugno, invece, la consegna a Palazzo Chigi di sedie da ufficio per 42.510,33 euro, mentre per riparare le tende, a luglio, sono stati spesi 8.369,65 euro. Ci sono poi le spese per l’installazione di telecamere a Palazzo Chigi e Palazzo Verospi per un totale di 5.563 euro e a Villa Doria Pamphilj, che la presidenza del Consiglio usa per vertici internazionali, a 1.644,69 euro. A queste spese ne vanno aggiunte diverse sotto i mille euro fino ad arrivare a una cifra molto prossima agli 85mila euro. Ma a colpire ancora di più, nell’inchiesta di Libero, è che appare abbastanza chiaro che a Palazzo Chigi non sanno fare la spesa. Si nota soprattutto rispetto ai beni di consumo più diffusi perché, se è difficile stimare il costo corretto per il restauro di arredi che sono presumibilmente d’epoca, tutti hanno accesso ai prezzi, per esempio, degli iPad. A Palazzo Chigi ne hanno acquistati dieci da 64 GB di memoria a 685,65 euro l’uno. Sul sito della Apple vengono venduti, a seconda che siano con o senza funzione di cellulare, a 659 o a 779 euro. Nello stesso ordine ci sono anche cinque iPhone 5, quelli che un qualsiasi cittadino riceve un omaggio abbonandosi a un nuovo operatore, acquistati per 822,84 euro l’uno. Appartengono a un altro ordine, invece, i tre Blackberry pagati 663 euro l’uno. Cifre sui cui forse a Palazzo Chigi si sarebbe potuto spuntare qualche sconto più consistente, se non altro facendo leva sulle quantità. Infine, la “spigolatura” del detersivo per la lavastoviglie nell’anticamera della vicepresidenza del consiglio: 1905,02 euro.