“Repubblica” mobilita il direttore Mauro per “scoprire” la tomba segreta di Priebke nel cimitero di un carcere

A quasi un mese dalla morte, il fantasma di Erich Priebke continua a tenere svegli i sonni della stampa. Dopo l’ignobile pagina dei funerali, l’attenzione si sposta sul luogo della sepoltura del capitano delle SS responsabile della strage delle Fosse Ardeatine. A risolvere il giallo della “tomba del boia” è Repubblica con un lungo articolo firmato dal direttore in persona Ezio Mauro. La salma è stata inumata in un cimitero dimenticato da anni all’interno di una struttura penitenziaria italiana. Un luogo segreto, una croce di legno tarlato piantata in mezzo alla sterpaglia, un numero (che soltanto i familiari conoscono), un “pezzo di terra” lontana dai riflettori, da contestazioni postume e pellegrinaggi. La sepoltura –racconta Mauro nel servizio due pagine dal titolo L’ultimo segreto del boia –  è avvenuta in gran segreto in un cimitero abbandonato e risistemato per l’occasione dai detenuti del carcere (quasi tutti extracomunitari che non hanno mai sentito parlare del capitano nazista).

Il direttore della struttura, convocato a Roma qualche giorno fa, è legato dal vincolo del segreto perché nessuno deve sapere di chi sia quella salma, né i carcerati che hanno risistemato il cimitero, né le guardie, né il sindaco, né il presidente della Regione, né la comunità cittadina. Nessuno deve ricordare. «Qui la morte – scrive il direttore di Repubblica – torna ad essere morte e «non simbologia nazista, strumentalizzazione della teppaglia.  È insieme la sede di una sepoltura dignitosa come un Paese civile deve garantire anche al suo nemico più terribile, e la prova di un conflitto irriducibile e permanente perché la memoria non rinunci al giudizio su ciò che è accaduto». Già, perché la sepoltura del nemico ci insegnano i padri è una atto di civiltà, di quella pietas testimoniata fin nell’epopea omerica con Achille che restituisce il cadavere di Ettore al padre Priamo. Un atto che l’Italia democratica, quasi fuori tempo massimo, ha svolto con il protocollo del segreto di Stato per uscire dal triste ping pong dei no alla sepoltura (la rifiutano il sindaco di Roma, gli istituti religiosi, la Germania, l’Argentina dove Priebke ha vissuto prima di essere estradato in Italia, ) e dallo scandalo di una bara che dal 16 ottobre era depositata dentro un hangar militare vuoto con una finestra aperta. Nella terra smossa di un angolo di mondo segreto, secondo Mauro, sarebbe sepolto il Novecento italiano, «davvero lunghissimo e ancora capace di essere pauroso».