Renzi alla prova del cuoco della politica italiana. Un intrattenitore di distrazione di massa…

Matteo Renzi piace alla gente che piace. Perché non ha una identità precisa. Non è di sinistra. Non è neppure di destra. E con il centro potrebbe identificarsi proprio in quanto non qualificabile in altra maniera, cioè a dire con una precisa fisionomia politica. Si aggrappano a lui tutti coloro che non sanno più a chi aggrapparsi. Molti lo fanno di malavoglia, qualcuno per disperazione, altri seguendo la corrente. Il “renzismo” è l’ultimo prodotto del qualunquismo italico. Passerà, come tutte le malattie esantematiche. Ma nel frattempo qualche danno, soprattutto al Pd, lo farà.

Il fatto che abbia cominciato malissimo è un indizio che comprova la sua scarsa attitudine ad unire: è un ragazzo che divide, irrita (vedi D’Alema), provoca diffidenze. Di contro, tutti coloro che avversano i suoi stessi “nemici” trovano naturale riconoscersi in lui. Ma se interpellate i renziani sulle motivazioni che giustificano la loro scelta, non sanno rispondere altro che il sindaco di Firenze è il “nuovo”, è la sola possibilità che ha il sistema per rinnovarsi, è l’ultima speranza. Eccolo, dunque, un altro “uomo della Provvidenza” dal quale, finora, tra le innumerevoli battute non ha trovato il modo di infilare una proposta politica seria, organica, convincente, capace se non di attrarre tutti quantomeno di innescare una discussione politica approfondita.

Dopo la votazione sulla sfiducia al ministro Cancellieri, se n’è uscito dicendo che dal 9 di dicembre, il giorno dopo la sua “incoronazione” a segretario, il Pd sarà un’altra cosa, che non si verificheranno più casi come quello che ha visto il partito spaccarsi per l’ennesima volta. E chi lo decide? Lui che avrà la maggioranza, ma non sarà il padrone del partito? Immagina di rottamare più di quanto non abbia fatto, con la stupida complicità dei candidati alla rottamazione, per poter mettere il governo Letta nelle condizioni di gettare la spugna e prendersi pure Palazzo Chigi, intuendo che il tempo non lavora a suo favore. E’ un leader per il Paese chi ragiona così oppure un avventuriero della politica privo di appeal, incline alla derisione dell’avversario, prodotto post-ideologico allevato nelle batterie di una sinistra piegata dalle sconfitte? Crediamo proprio di no. La forza un leader e nelle idee, diversamente non lo è.

Il nostro non è un pregiudizio. Renzi lo osserviamo, lo ascoltiamo, leggiamo le sue interviste, abbiamo pure scorso quel paio di libri che ha pubblicato, ma sinceramente non ci abbiamo trovato niente che potesse farci intendere quali sarebbero i cambiamenti che apporterebbe nella vita politica. Il “sindaco d’Italia”? Idea non sua sulla quale da almeno vent’anni ci stiamo incapricciando. Magari fosse così semplice. Lo sa Renzi che occorre una legge costituzionale, con maggioranza qualificata, ed un tempo non breve per ottenere l’introduzione nell’ordinamento del premier o capo dello Stato eletto direttamente dal popolo (perché di questo si tratta) che lui chiama “sindaco d’Italia”? E con chi lo farà l’accordo se nel suo stesso partito la stragrande maggioranza finora non ne ha voluto sapere?

Qual è la posizione di Renzi sull’Europa, sull’euro, sulla fine degli Stati nazionali e sul dominio delle burocrazie e delle tecnocrazie mondialiste che costringono i popoli a sottostare a diktat che oltre ad umiliarli li impoveriscono? Avete sentito qualcosa in proposito dalla Leopolda? Non preoccupatevi, non vi siete distratti: non è stato detto assolutamente nulla. E neppure sfiorati sono stati i grandi temi del disagio giovanile e dell’omologazione culturale, dell’attitudine predatoria dei mercati che distruggono l’economia reale e bloccano lo sviluppo sostenibile, della crescita impossibile nel tempo della decrescita reale, della desertificazione che avanza e dei mutamenti climatici dovuti in buona parte agli scempi perpetrati contro l’ambiente, del declino dell’Occidente e della disperazione insediatasi nelle  aree del Pianeta  afflitte da guerre e fame…

Non so se Renzi è un genio oppure un ragazzotto che incarna al meglio lo spirito del tempo. Il budino per sapere se è buono bisogna provarlo. E noi lo proveremo pur sapendo che non ci piacerà. Ma la gente che piace alla gente dirà che è il meglio sulla tavola imbandita della politica italiana. E tra una quindicina di giorni sarà gran festa nella sinistra che non è più sinistra, nella destra che non è più destra e nell’impalpabile centro che non si ritrova più se non per piangere sul latte che ha versato. E’ il nuovo che avanza, insomma. Ce lo terremo sapendo che prima o poi anche lui passerà tra le rovine della politica italiana.