Quei tristi spot alla No Tav che bacia i poliziotti ma li vuole “a testa in giù, come a piazzale Loreto”

Sembrava un gesto d’amore, era il bacio della morte. Eppure quella foto dell’attivista No Tav che sfiora con le labbra il casco del poliziotto poteva diventare il simbolo di una nuova stagione di pacifismo, di dialogo, di confronto, perché evocava i fiori nei cannoni degli hippy, il cinese che ferma il blindato in piazza Tienanmen, gli abbracci degli studenti nelle manifestazioni contro i tagli alla scuola, perfino i baci contro l’omofobia dei grillini alla Camera. Invece, niente da fare: dietro quel volto di giovane ragazza protesa con le labbra verso il nemico c’era solo la banalità dell’odio, quella che i manifestanti No Tav nutrono nei confronti di chiunque si frapponga tra sé e lo smantellamento del cantiere. Anche se si tratta di un ragazzo che sta lì a rappresentare le istituzioni per quattro soldi a fine mese. Ma per due giorni Nina De Chiffre, la No Tav che aveva “provocato” un poliziotto baciandogli il casco (e quella foto è finita su tutti i giornali), era stata sui giornali a evocare suggestioni pacifiste e buoniste e quell’immagine aveva fatto il giro del mondo. Fino a quando lei non ha precisato che quello non era un gesto d’amore, anzi, che s’era sentita offesa sia da chi le aveva dato la patente di romantica manifestante che da chi l’aveva insultata per aver teso le labbra all’odiato celerino. Così Nina, intervistata da La Stampa, in poche ore è passata dall’essere l’idolo della platea buonista del web a quello dell’esercito dei rancorosi, spiegando che voleva soltanto ridicolizzare i poliziotti, metterli in imbarazzo. Poi, con grande senso del coraggio, aveva aggiunto che si era fatta forte del fatto che “gli agenti in tenuta antisommossa, per regolamento non possono reagire ad alcuno stimolo proveniente dai manifestanti”. Nina ha anche raccontato che a luglio di quest’anno è stata picchiata e molestata dalle forze dell’ordine durante uno scontro in val di Susa ma non aveva detto quando, come e perché non aveva sporto denuncia. «Nessun messaggio di pace, questi porci li appenderei a testa in giù», ha spiegato invece la ragazza, per poi ribadire il giorno dopo: «Ho detto esattamente quella frase sui poliziotti. Appenderli per dritto morirebbero. Appenderli a testa in giù è un riferimento storico. Come a Piazzale Loreto». Ecco cosa c’è davanti a quel tunnel che si sta aprendo in Val di Susa. Un altro tunnel.