Processo Meredith, requisitoria-fiume del Pg: «Ci sono elementi convergenti su Amanda e Raffaele»

È il giorno dell’accusa contro Raffaele Sollecito e Amanda Knox: nei loro confronti potrebbe profilarsi la richiesta dell’ergastolo. Una richiesta che va oltre la decisione dei giudici di primo grado che avevano condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito a 26 e 25 anni di carcere per il delitto della studentessa inglese. Non sono bastate più di sette ore di requisitoria al sostituto pg Alessandro Crini per all’appello bis del processo per l’omicidio di Meredith Kercher. Intorno alle 18 l’udienza, iniziata poco dopo le 10, è stata sospesa: riprenderà domattina quando Crini concluderà il suo intervento con le richieste per gli imputati. Sollecito, vestito con un maglione viola e una camicia rosa, ha assistito a quasi tutta l’udienza ascoltando impassibile la requisitoria di Crini, mangiandosi spesso le unghie e talvolta confrontandosi con i propri difensori. Già sin dalle prime battute si è subito capita la linea dell’accusa. Il pg ha ripercorso la strada tracciata dalla Cassazione per sottolineare come «vi siano elementi convergenti che portano ai due imputati», considerando attendibili i testimoni che sono stati portati dall’accusa, «implausibili» le ricostruzioni degli imputati e delle difese. L’analisi del racconto di Raffaele Sollecito, che disse che la sera dell’omicidio di Meredith Kercher era in casa davanti al computer, per Crini «costituisce un primo elemento per caratterizzare la cosiddetta falsità dell’alibi». Per Crini, dagli accertamenti dei consulenti emerge che non è dimostrato che Sollecito interagì con il pc e questo «elemento ci dà una rappresentazione di non autenticità che è importante» e che «dal punto di vista della prova rappresenta un alibi che non è semplicemente fallito, perché nel momento in cui tu lo consegni sai che non è autentico». Un altro punto importante dell’intera vicenda riguarda Patrick Lumumba, nella calunnia Amanda Knox inserì «l’urlo e la violenza», cioè «elementi di verità: da dove derivano questi dati se non dall’essersi confrontata direttamente con questa vicenda? La componente onirica appare un po’ barocca – ha aggiunto – un po’ una giustificazione per dare un senso ad affermazioni che invece hanno un significato primario dal punto di vista dell’indizio. Io attribuisco alla calunnia a Lumumba un rilievo primario – ha puntualizzato – non me la sento di dire che fu una cosa giovanile». Inoltre per il pg «la presenza della Knox è difficilmente sganciabile dalla presenza di Sollecito sul luogo del delitto». Amanda disse alla madre che Patrick Lumumba non c’era, ha ricordato Crini: «Cosa ti dà questa certezza se non il fatto di essere stata presente?». Il pg parlando della ricostruzione dell’imputata su quanto avvenuto la mattina successiva all’omicidio ha concluso  che «la combinazione di tutti questi elementi riveste di poca plausibilità il racconto» di Amanda Knox. Per Crini «la madre delle perplessità» nasce dal fatto che Amanda disse di essere tornata a casa, dopo aver dormito da Raffaele Sollecito, per fare la doccia ma di non aver visto il caos provocato dal furto che sarebbe stato compiuto nella camera della sua coinquilina.

Il pg ha anche definito «attendibile» il senzatetto Antonio Curatolo che «la sera del delitto» vide Sollecito e Knox «nelle adiacenze dell’appartamento» dove venne uccisa Meredith. «Va apprezzata la credibilità» anche del negoziante Marco Quintavalle. Un altro punto riguarda la condanna di Rudy Guede a 16 anni di carcere, inflitta con rito abbreviato, per l’omicidio: «Non mi è sembrata centratissima». Guede, ha ricordato Crini, «è un assassino, condannato». Secondo il pg, «il finto furto fu un depistaggio: non puoi far sparire il cadavere e quindi cerchi di confondere le acque». Sollecito ha definito le accuse del pg «approssimative e incerte».