Per quanto difficile, alla ricostruzione del centrodestra non c’è alternativa

La ricomposizione del centrodestra, come polo alternativo alla sinistra, non sarà facile, né indolore. In troppi, comprensibilmente antagonisti,  ne rivendicano la reincarnazione. Addirittura due destre (altre non le contiamo) ed almeno due partiti con tendenze centriste seppure attraversate da un “destrismo” che francamente piuttosto impalpabile, per non parlare della Lega che con i suoi cinque candidati alla segreteria del partito (Bossi compreso) dà l’impressione di essere piuttosto una federazione di movimenti abbastanza scomposta e conflittuale peraltro. Oltretutto, come si fa ad essere “diversamente berlusconiani” o tout court antiberlusconiani aderendo comunque ad una coalizione che riconosce pur sempre Berlusconi come leader, ancorché non candidabile dopo il voto di decadenza che il Senato si appresta ad esprimere?

Interrogativi “normali” si dirà al culmine di uno sfascio che è proceduto nel corso dei tempo, con un’accelerazione straordinaria negli ultimi mesi, senza che nessuno si avvedesse  dell’usura di una formula e della disaffezione dei diversi soggetti che fin a pochi giorni fa costituivano l’ossatura del centrodestra.

A questi interrogativi, francamente, non crediamo ci siano risposte immediate. Il “polo” è un cantiere aperto ed ognuno sembra che lavori per conto suo. Di alleanze interne non se ne intravedono; figuriamoci di quelle con altri soggetti, tipo i centristi-centristi di Casini e di Mauro che potrebbero dare manforte ad uno schieramento composito, tutt’altro dunque che monolitico, ma dal loro punto di vista completamente “de-berlusconizzato”.

Tra sei mesi si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo: d’accordo, non c’è bisogno di costituire coalizioni, ma se ognuno sbanderà con l’obiettivo di fregare i voti al possibile alleato, in nome di visioni che ci sembrano diversissime sull’Europa, come sarà possibile sei mesi dopo mettersi insieme per costituire quanto meno un cartello elettorale che possa contendere alla sinistra il governo del Paese?

Il Nuovo Centrodestra di Alfano probabilmente ha l’ambizione di procedere ad un’operazione di riunificazione, chiamiamola così, ma l’impresa risulta più ardua di quanto si possa immaginare. A parte l’impossibilità di dialogare con Forza Italia, ci sembra che tanto La Destra di Storace insieme con i movimenti che ha raccolto intorno a sé che Fratelli d’Italia dopo il varo dell’Officina da cui è scaturito un manifesto programmatico, si siano già espressi negativamente sul partito nato dalla dissoluzione del Pdl. E allora, cove si vuole andare?

La frammentazione del centrodestra, almeno al momento, mette i brividi. Posto che di “partito unico” non si parlerà più almeno per i prossimi vent’anni, si converrà che un minimo comun denominatore bisognerà pure trovarlo per provare a competere con gli avversari e sostenere credibilmente alcuni valori sui quali modulare politiche istituzionali, economiche e sociali degne di un movimento, per quanto variegato, che comunque faccia riferimento ad un obiettivo comune.

Questo crediamo che sarà il tema dei prossimi mesi. E su questo i vecchi-nuovi soggetti dovranno necessariamente misurarsi, non certo per far rivivere velleitariamente ciò che ormai appartiene irrimediabilmente al passato, ma per costruire un avvenire nel quale l’elettorato che fin qui ha scelto il centrodestra si possa ancora riconoscere.