Pdl verso la conta. Tra gli alfaniani cresce la tentazione di disertare il Consiglio nazionale di sabato

C’è chi fa il tifo per la spaccatura, chi ancora spera nel “ravvedimento” di Alfano e dei suoi. Ma alla fine, al consiglio nazionale del Pdl di sabato si dovrà scegliere, e non solo sul ritorno a Forza Italia e sulla distribuzione successiva degli incarichi. La questione riguarda una cosa molto più importante: se stare o no a fianco di Enrico Letta. La linea che Berlusconi vuole veder prevalere è quella stabilita dal Mattinale, la rassegna stampa elaborata dal gruppo azzurro alla Camera: “Non si collabora, non si può collaborare con chi sta organizzando, e si vanta pure, l’assassinio politico del tuo leader, che è anche in fondo qualcosa di più per noi: è il pater familias, direbbero i latini, attribuendo a questo termine un carattere affettivo ma anche giuridico”. Non collaborare, quindi rompere con il governo Letta.

Sull’altro fronte Angelino Alfano, colui che è pronto a mettere in discussione il “pater familias”, raccoglie firme su un altro documento (che sarà reso noto oggi), nel quale si scinde la questione della decadenza dalla continuità dell’azione di governo. Ecco il succo di quello che i falchi di Forza Italia chiamano “tradimento” (esattamente come fecero con lo strappo di Fini) e contro il quale scateneranno volti giovani con la kermesse di fine mese affidata ad Annagrazia Calabria, leader della Giovane Italia. Alfano sul suo documento avrebbe raccolto circa duecento firme di altrettante “colombe” ma si fa strada concretamente l’ipotesi che i suoi alla fine sceglieranno di disertare direttamente il consiglio nazionale di sabato per evitare l’umiliazione di una conta sfavorevole ai moderati e sancire una rottura che è ormai nei fatti. Ma Berlusconi, dicono gli intimi, non ha perso del tutto le speranze che, alla fine, Alfano vesta i panni del “figliol prodigo”. Il ritorno, il pentimento, la subordinazione all’autorità del “padre”.

Che si forte, tra gli alfaniani, la tentazione di non partecipare all’assemblea che sarà punto di svolta per il centrodestra lo conferma Fabrizio Cicchitto, intervistato dal Mattino: “Nelle ultime ore c’è stata la radicalizzazione dello scontro da parte di fuochisti, lealisti e falchi, per cui sembra che vengano meno le condizioni per un dibattito sereno. Aggiungo anche che non è chiaro l’ordine del giorno e neanche il contesto nel quale una riunione così delicata dovrebbe svolgersi. Ecco dunque che i dubbi sulla nostra partecipazione sono meritevoli di approfondimento”.