Pdl, scissione imminente? Alfano blinda il governo; Fitto blinda i lealisti. Le parole sono finite…

La scissione nel Pdl è imminente. A meno di colpi di scena non prevedibili al momento. Si vive alla giornata, insomma. E gli eventi delle ultime ore non incoraggiano a nutrire ottimismo. Angelino Alfano ieri sera ha convocato i “governativi” ed ha siglato con loro una specie di patto per assicurare la sopravvivenza al governo Letta. L’esecutivo, hanno stabilito, deve continuare a vivere “per il bene del  Paese” anche dopo il 27 novembre quando il Senato voterà la decadenza di Silvio Berlusconi.

La risposta dei “lealisti” non si è fatta attendere. Raffaele Fitto che li capeggia ha fatto sapere che il Pdl non potrà restare un minuto di più allo stesso tavolo con il Pd una volta che si sarà consumato il “misfatto”. Non è possibile che la vittima ed il carnefice, insomma, vadano a braccetto ed insieme governino il Paese. Il discorso non fa una grinza anche se, si fa osservare da parte degli alfaniani,  è stato proprio Berlusconi ad assicurare “un sostegno leale nell’interesse degli italiani” quale che sia l’esito del voto. Ma queste sono parole, dette in un contesto diverso e in un tempo nel quale si sperava ancora nell’agognato atto di clemenza del capo dello Stato che al momento è inimmaginabile.

Due posizioni, dunque, assolutamente inconciliabili. Ed i reiterati appelli all’unità da entrambe le sponde non incantano più nessuno. La strategia si delinea con il passare dei giorni. E sostanzialmente conferma quella che prevedevamo ieri: incassare i voti del Pdl e poi attendere l’espulsione di Berlusconi con la certezza, conti alla mano, che al governo basteranno gli appoggi della minoranza del Pdl per poter andare avanti. Se poi non ce la dovesse fare a proseguire il suo cammino, non è detto che le elezioni anticipate, peraltro senza Berlusconi comunque, vengano concesse da Napolitano. Insomma, l’impressione è che non si voterà prima della primavera del 2015 con buona pace dei lealisti, di Renzi che preme per uno scioglimento delle Camere a breve prevedendo che tra un anno e mezzo sarà bello che logorato e dei grillini che vogliono a tutti i costi andare alle elezioni con questa legge elettorale che li rassicura abbastanza sulla tenuta dei consensi sempre che non accadano spaccature insanabili in quel mondo così mutevole.

Dunque, non sembra davvero che ci siano margini per una ricomposizione nel Pdl. E mentre sul territorio si raccolgono le firme a favore dell’una e dell’altra fazione, in vista della riunione della Direzione del partito, cresce la disaffezione e l’inquietudine. Sentivo dire da alcuni parlamentari che il Pdl di fatto non esiste più; che senza Berlusconi non ha nessuna possibilità di riproporsi come alternativa alla sinistra; che le due componenti si stanno disputando un’eredità che potrebbe volatilizzarsi in pochissimo tempo dopo l’uscita di scena del Cavaliere. E’ quello che pensano tutti. E Alfano con i  “ministeriali” lo pensa più degli altri per questo si sta attivando per preparare il “dopo”  e rilancia, allo scopo, le “primarie” sulle quale un anno fa fece un clamoroso passo indietro assecondando Berlusconi che pure le aveva promesse.

Adesso la sinfonia è cambiata. Restiamo in ascolto anche se le note che vengono dall’agonizzante Pdl non sono stridule, fastidiose, a tratti malinconiche ricordando le speranze accese non molti anni fa e già naufragate. Più per mancanza di politica che per le vicende giudiziarie di Berlusconi, sia chiaro. E su queste sgradevoli note si chiude un ventennio che, per comune ammissione e con tutte le giustificazioni del caso, non viene ritenuto esaltante.