Pdl a rischio scissione? Quagliariello: pronti ad andarcene se ci impongono le dimissioni. Lupi: i falchi danneggiano il Cav

Tra documenti incrociati,  appelli all’unità, firme che vanno e vengono per la conta, in casa Pdl continua il braccio di ferro tra lealisti berlusconiani e “innovatori” filogovernativi in vista del Consiglio nazionale anticipato dal Cavaliere al 16  novembre per chiudere al più presto la partita del traghettamento verso la nuova Forza Italia. Scissione inevitabile? Vincenzo Quagliariello in una doppia intervista al Messaggero e a Repubblica spiega che se al Consiglio nazionale del Pdl non si troverà un accordo sul governo ciascuno andrà per la sua strada, anche se confida nel realismo di Berlusconi dimostrato il 2 ottobre con la fiducia. Insomma i ministri non intendono dimettersi e se far saltare il tavolo della larghe intese è la condizione per restare, sono pronti alla separazione. «Un conto è incalzare l’esecutivo sulle cose serie – dice il ministro –  un altro è farlo fibrillare su tutto». Nel partito – continua – «c’è chi vuole mandarci via a prescindere pensando in questo modo di aumentare il proprio spazio vitale. Penso invece che con Berlusconi sia possibile confrontarsi e provare a intendersi sulla linea politica. In caso contrario, lui rimarrebbe comunque il punto di riferimento di due forze che fanno scelte diverse sul governo». Disertare il consiglio come ha proposto Cicchitto scatenando la reazione durissima dei lealisti? «Non è questo il punto – dice Quagliariello – la riunione del 16 deve essere un’occasione di confronto aperto».

Cauti Maurizio Lupi e Nunzia De Girolamo che non diserteranno la riunione che non deve trasformarsi in un ring, «andrò con l’entusiasmo del primo giorno», scrive su Twitter la ministra dell’Agricoltura. «Noi lavoreremo fino all’ultimo minuto per l’unità del partito – spiega  Lupi – ma qui c’è invece chi ogni ora, ogni minuto e ogni secondo vuole e persegue la rottura usando contro di noi slogan durissimi, parole forti, attacchi violenti il cui unico risultato è quello di indebolire il partito e il suo leader, Silvio Berlusconi». Continuano a lavorare per ammorbidire le reciproche posizioni i pontieri Matteoli e Gasparri mentre Alfano nella sua sfida “diversamente berlusconiana” non si sottrae ai quotidiani faccia a faccia con il Cavaliere e continua nella raccolta di firme sul documento alternativo a quello del lealista Raffaele  Fitto. «Ai cortesi amici del Pdl-Fi che hanno legittimamente contestato alcune mie osservazioni – insiste Cicchitto –  dico che non  mi hanno convinto malgrado la ricchezza delle loro argomentazioni. Torno sui due punti politici decisivi. Continuo a ritenere un gravissimo errore  far cadere il governo, a maggior ragione se lo si facesse come ritorsione a una dichiarazione di decadenza di Berlusconi da parte della maggioranza del Senato. Quanto alla legge di stabilità dobbiamo batterci per migliorarla, ma anche questa battaglia non può essere strumentale per la caduta del governo, perché sarebbe solo un regalo a Renzi».