Papa Francesco: «La tangente è come la droga, toglie la dignità»

La definisce “dea tangente” e toglie la dignità agli uomini come la droga. Da Papa Francesco è arrivata un’altra severa lezione, di quelle destinate a lasciare il segno e a scuotere le coscienze. Bergoglio ha dedicato la sua omelia a Santa Marta a un lungo appello contro i guadagni da «corruzione». Parole forti che ricordano l’anatema di Giovanni Paolo II contro la mafia.   «Forse oggi  – ha detto – ci farà bene pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto». Parlando dei  «devoti» della corruzione amministrativa, Francesco ha ricordato la figura evangelica del «ricco epulone» che «aveva tanti granai, tanti silos ripieni e non sapeva che farne». E al quale, ha sottolineato, «il Signore ha detto: Questa notte dovrai morire». Nelle sue parole, il Pontefice ha manifestato comunque pietà per  «questa povera gente che ha perso la dignità nella pratica delle tangenti». La corruzione morale – ha continuato Papa Francesco – è come un piano inclinato, piccole violazioni spesso precedono e favoriscono reati più importanti. Perché – ha detto – si incomincia forse con una piccola bustarella, ma é come la droga, eh! Dunque l’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza». La parabola dell’amministratore disonesto ha dato lo spunto al Papa per parlare «dello spirito del mondo, della mondanità», di «come agisce questa mondanità e quanto pericolosa sia». Gesù «pregava il Padre perché i suoi discepoli non cadessero nella mondanità. È il nemico».  E infine ha sottolineato: «Gli amministratori non sono tutti così. Qualcuno di voi potrà dire: “Ma, questo uomo ha fatto quello che fanno tutti!”. Ma tutti, no! Alcuni amministratori, amministratori di aziende, amministratori pubblici; alcuni amministratori del governo…». Per il Papa infatti «forse non sono tanti» i corrotti; anche se il fenomeno è diffuso e in fondo abbastanza accettato socialmente. «Infatti –  ha osservato infine – è un po’ quell’atteggiamento della strada più breve, più comoda per guadagnarsi la vita».