Odifreddi provoca ancora: il processo di Norimberga fu uno show di propaganda

Il matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi non è pentito. Dopo le polemiche scatenate dalle sue frasi sulle camere a gas di un mese fa oggi torna sull’argomento con un’intervista a Il Fatto (il titolo: “Norimberga fu uno show, ma non sono un negazionista”). A metà ottobre, rispondendo a un commento sul suo blog, aveva alluso al fatto che lo sterminio degli ebrei potesse rappresentare solo un’opinione. Ecco ciò che Odifreddi scrisse più di un mese fa: «Non entro nello specifico delle camere a gas, perché di esse “so” appunto soltanto ciò che mi è stato fornito dal “ministero della propaganda” alleato nel dopoguerra. E non avendo mai fatto ricerche al proposito, e non essendo comunque uno storico, non posso far altro che “uniformarmi” all’opinione comune. Ma almeno sono cosciente del fatto che di opinione si tratti». E già in quell’occasione accennò all’idea che il processo di Norimberga fosse solo un grande teatrino propagandistico.

Sul punto torna oggi, rispondendo così alla domanda di Andrea Scanzi “che cosa c’è di giusto nel negazionismo?”: «Per esempio – dice Odifreddi – che il processo di Norimberga fu propaganda, come quello a Saddam. L’imperatore giapponese era colpevole quanto Hitler, eppure nessuno lo ha processato. In quei processi la forma è più importante del contenuto: non si vuole fare giustizia, ma dare un messaggio e vendicarsi». Secondo Odifreddi «attraverso Hollywood ci siamo convinti che i buoni erano i cow boy e non gli indiano d’America, vittime di un eccidio di 18 milioni di persone. tre volte l’Olocausto. Norimberga è stata un’opera analoga di propaganda. Tutto qua. Mai negato le camere a gas, mai stato negazionista».

In realtà Odifreddi, ateo “impertinente” che ha fatto la sua fortuna grazie alle provocazioni antireligiose, ha spiegato all’epoca delle prime polemiche e anche nell’intervista al Fatto che il suo intento era solo di mettere in guardia l’opinione pubblica su un dato incontestabile: sui fatti storici, qualunque essi siano, possediamo solo informazioni “di seconda mano”.