Non è certo, tantomeno facile, che Forza Italia rinascerà. L’incognita dei numeri e il terrore del vuoto

Ma Forza Italia rinascerà dalle ceneri del Pdl nel Consiglio nazionale del 16 novembre, oppure assisteremo ad un flop di colossali proporzioni? La domanda circola tra i “lealisti” e diventa un tormentone che mette paura a tanti, fiduciosi finora che nel nuovo-vecchio partito sarebbero state appagate le loro aspirazioni. Perché questi timori? Semplice: l’operazione di trasformazione impone una maggioranza dei due terzi degli aventi diritto al voto: non dei partecipanti, si badi bene, ma di quanti fanno parte del Consiglio nazionale. I numeri,per una volta, sono tutto insomma.

E la preoccupazione, dunque, comincia a serpeggiare. Se non si raggiunge il quorum niente Forza Italia. Ed il quorum è impossibile da raggiungere se gli “innovatori” faranno mancare il loro apporto, ovverosia il numero legale disertando i lavori dell’assemblea. Se si considerano assenze fisiologiche e quelle aggiuntive per decisione strategica, il dubbio che Forza Italia provino a farsela  Berlusconi ed i suoi fedelissimi è più che concreto.

Alfano ha prospettato questa “difficoltà” al Cavaliere  proponendogli di aggirarla accettando le sue condizioni: separazione consensuale oppure garanzia di partecipazione a tutti i livelli alla rinascita di Forza Italia, con garanzia di posti ed incarichi di rilievo, il che comporterebbe anche un incondizionato sostegno al governo.

Il Cavaliere, da quanto si apprende, sembra non essersi fatto suggestionare, per così dire, dall’offerta dell’ex-delfino al quale avrebbe garantito ruoli e posizioni in Forza Italia (salvo fare i conti con i falchi che non ci stanno e considerano gli alfaniani come “traditori”), ma non certo l’appoggio a Letta sulla legge di Stabilità. E per di più gli avrebbe chiesto di firmare il “suo” documento che per il vice-premier vorrebbe dire perdere del tutto la faccia e la credibilità poiché proprio contro quell’in iziativa, ispirata dai falchi l’anima moderata del Pdl è insorta.

Fumo, insomma. Al punto in cui sono i rapporti in quel che resta del “partito del predellino”, nessuna delle due componenti può accettare le condizioni dell’altra. Si va alla conta con la quasi certezza – se lo stallo dovesse permanere – della diserzione dei governativi al Consiglio nazionale che si ridurrebbe a quel punto ad una riunione di fedelissimi senza peraltro poter esercitare il potere statutario di riportare in vita Forza Italia.

Ovviamente tutto è possibile quandole regole saltano – e da quelle parti sono saltate da tempo. E, dunque, perfino la mancanza del numero legale potrebbe non costituire un problema per portare a compimento l’operazione. Ma con quali conseguenze? La prima e più importante sarebbe quella di una sorta di “auto-delegittimazione” di un movimento che nasce al di fuori dei canoni stabiliti. E poi quale agibilità avrebbe marginalizzandosi in maniera così clamorosa?

Ecco, su questo Alfano e Cicchitto (questi con una lettera aperta al Corriere della sera pubblica ieri) hanno cercato di far riflettere il Cavaliere. Ma sembra senza ottenere i risultati sperati. Berlusconi ha la testa al momento della decadenza (fallito, come sembra, il tentativo esplorativo presso il capo dello Stato di ottenere la grazia) e non vuol sentir parlare di un’altra fiducia al governo più o meno contestuale alla sua fuoriuscita parlamentare. Tutto qui il nocciolo della questione.

Oltretutto i lealisti l’hanno presa  come una provocazione la tesi di Cicchitto secondo il quale Berlusconi dovrebbe fare il “padre nobile” del centrodestra in quanto, oltre alla decadenza, tra pochi mesi scatteranno gli effetti dell’interdizione che comunque lo “esilierebbero” dal Parlamento. Allora lui, dice il presidente della Commissione Esteri della Camera, potrebbe lavorare alla costruzione di una nuova dirigenza, facendo crescere un giovane leader a cui affidare il partito. Per di più, argomenta, semmai si dovesse tornare a votare in tempi brevi, certamente la sinistra vincerebbe facile ed il Pdl-Fi diventerebbe comunque irrilevante, oltre ad assumersi la responsabilità di una “crisi sistemica” culminante nella caduta del governo e nelle dimissioni del presidente della Repubblica. Il caos, insomma.

Tenuto conto di tutto ciò, davvero nascerà Forza Italia? Questo interrogativo ci accompagnerà ancora per una settimana. Poi si vedrà. E comunque non sarà un bel vedere.