Nel Pdl la partita interna si gioca sulla legge di stabilità. La Cgia avverte: nel 2014 tasse su per 1,1 mld

Dopo l’incontro interlocutorio tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano ce ne sarà un altro, per sciogliere i veri nodi indispensabili per garantire l’unità: gli organigrammi della futura Forza Italia. Al posto della vicepresidenza, che ha rifiutato, Alfano gradirebbe due coordinatori, uno moderato e l’altro lealista, in pratica uno che risponde a lui e l’altro che risponda ai cosiddetti “falchi”. Divisioni ormai entrate a pieno titolo nel linguaggio giornalistico ma che, come avvertiva ieri Renato Brunetta, fanno solo il gioco degli avversari. Infatti, osservava Brunetta, “è il premier Letta che vuole dividerci tra populisti e governativi” e che vuole far passare i primi come un pericolo per l’Europa e i secondi come garanzia per la stabilità. Una manovra cui non bisognerebbe prestare il fianco anche se nel Pdl è forte in molti la tentazione di lasciarsi andare a recriminazioni, critiche e moniti tutti ad uso interno.

Oggi si fa sentire la senatrice Manuela Repetti, compagna di Sandro Bondi, che intervistata dal Corriere afferma: ”Quando guardo Quagliariello e quelli come lui… la Lorenzin, la De Girolamo, Lupi… Sa a cosa penso? Vado oltre la politica, precipito nel sentimento e mi chiedo: ma la riconoscenza? Certi valori condivisi fino a due mesi fa? Possibile che per opportunismo, si possa ignorare il passato?”. E su Repubblica è invece Carlo Giovanardi a dirsi certo che se ci sarà il voto non sarà Berlusconi il candidato premier e neanche la figlia Marina. Il primo perché sarà interdetto e la seconda perché dovrà sottoporsi alle primarie. Nel partito tuttavia non è tanto questo il punto dirimente quanto l’appoggio a Letta: il banco di prova sarà la legge di stabilità. Là dovrà misurarsi la “fedeltà” dei ministri alfaniani che hanno ritagliato per se stessi la missione di sentinelle anti-tasse.

Potrà reggere questa sorveglianza dinanzi a denunce come quelle fatte oggi dalla Cgia di Mestre, secondo cui gli italiani nel 2014 pagheranno 1,1 miliardi di tasse in più? L’argomento non è di poco conto. Come potranno gli alfaniani difendere a spada tratta un governo cui l’altra metà del partito imputa misure di oppressione fiscale? Una partita tutta da giocare in cui spetterà a Enrico Letta esercitare doti di instancabile mediatore.