Nel Pd è l’ora di quelli che danno ragione al Cav: è vero, col voto palese abbiamo fatto autogol

Silvio Berlusconi non è l’unico a pensare che con il voto palese sulla sua decadenza il Pd abbia fatto un «autogol». Il Cavaliere gode della buona compagnia di una bella fetta del Pd stesso. Chi perché così si martirizza Berlusconi, chi perché è garantista, chi perché le regole non si possono cambiare per una singola persona, tra i democratici sono in molti a pensare che, alla fin fine, sarebbe stato meglio esprimersi per il voto segreto. Stando a quello che dice Beppe Fioroni sarebbero «decine» i parlamentari democratici che la pensano così. «Abbiamo fatto un regalo a Berlusconi», spiega il deputato in un’intervista a Repubblica di oggi, in cui precisa anche che «così gli consentiamo di parlare di plotone d’esecuzione». Ci sono poi i garantisti verso la persona e verso la Costituzione, come Luigi Manconi e Francesco Russo: in sostanza, per loro il voto palese su un singolo viola i principi base della democrazia. L’ex segretario Pier Luigi Bersani, invece, è del fronte per cui «non si cambia il regolamento sul caso di una singola persona», ovvero del fronte, cui appartiene anche Rosy Bindi, che ammette che da parte del Pd c’è stata una forzatura bella e buona. Sulle stesse posizioni si schiera anche Francesco Boccia. Ma perché, allora, il Pd si è accanito tanto sul voto palese? Sul Corriere della sera di oggi, l’ex leader dei giovani del partito, oggi deputato, Fausto Raciti, spiega che «l’impressione è che ci sia un timore per il comportamento dei 5 Stelle». Già qualche giorno fa, la presidente della giunta per il regolamento del Senato, Stefania Pezzopane aveva detto che il voto palese serviva anche perché «a qualcuno potrebbe venire in mente di mettere in difficoltà il Pd». «Potrebbe esserci qualche dispetto», aveva aggiunto.

La tesi che c’è dietro queste affermazioni, però, è piuttosto cervellotica e molto complottista: l’idea è che i 5 Stelle pur di mettere il Pd in cattiva luce e di far cadere il governo delle larghe intese sarebbero stati disposti anche a votare – solo in segreto, è ovvio – per la salvezza di Berlusconi. Tutto può essere, ma c’è anche un’altra teoria che circola e che appare molto più lineare: i timori della vigilia avrebbero riguardato una possibile spaccatura interna al partito. Un rischio che, tanto più alla vigilia del congresso, il Pd potrebbe aver voluto fugare e rispetto al quale anche fare un favore a Berlusconi o forzare le regole potrebbero essere sembrati un prezzo ragionevole da pagare.