Nel giorno della verità la Cancellieri sfida l’aula: non farò l’anatra zoppa. Letta la blinda ma il Pd resta diviso

Tranquilla e irremobile a  lasciare se non avrà piena fiducia. Nel giorno della verità il ministro Cancellieri conferma che non farà l’anatra zoppa, «sono pronta a dimettermi se non mi chiedono di rimanere con piena dignità e rispetto». A poche ore dalle forche caudine prima al Senato (alle 16,30) poi alla Camera (alle 17,30), dove ieri i Cinquestelle hanno depositato la mozione di sfiducia, il Guardasigilli ripete come un mantra le parole dette alla conferenza stampa di Strasburgo. Farà un intervento asciutto (10-15 minuti) ma puntuale per replicare punto su punto alle «menzogne» di chi l’accusa di aver favorito la scarcerazione di Giulia Ligresti e di essersi messa «a disposizione» della famiglia del patron della Fonsai con una dedizione un po’ troppo speciale. Blindata da Letta, che sarà anche fisicamente al suo fianco ben sapendo che un rimpasto ora sarebbe l’anticamera del capolinea  la Cancellieri ha anticipato che porterà in Aula una lista di altri 110 dati di detenuti in gravi condizioni di salute “attenzionati” dal ministero di Largo Arenula all’amministrazione penitenziaria. Difficile prevedere l’esito della conta anche per la personalità dei ministro “tecnico” che insiste sul tasto dell’onore e si mostra indifferente alle mosse e  dei partiti. «Io non voglio fare del male al governo– ha detto in un’intervista al Sole 24Ore – se la mia presenza è utile, resto; se è un peso, con lo stesso orgoglio faccio un passo indietro, perché ho a cuore l’interesse del Paese e il governo deve andare avanti». Glissa invece sul caso del figlio, Piergiorgio Peluso ex direttore generale di Fonsai (che ha incassato oltre 3 milioni di buonuscita prima di approdare in Telecom) e oggi teste nel processo Ligresti. «Non credo c’entri con questa vicenda. Ha 45 anni, non credo abbia bisogno che io mi occupi di lui», ha detto lasciando capire che in Aula non ne farà parola.

Il Pdl è con il ministro e tiene fede alla linea della solidarietà espressa a caldo da Angelino Alfano (oggi Barbara Saltamartini ha difeso «la bontà dell’operato del ministro») mentre il Pd si divide tra la richiesta di chiarimenti, come sollecita Gianni Cuperlo, e il pressing dei renziani che si spingono a chiedere le dimissioni. In passato la sfiducia individuale non ha mai centrato il bersaglio ma in questo caso, date le turbolenze politiche e i terremoti quotidiani, è impossibile che l’incidente non abbia ripercussioni sugli equilibri e la tenuta di un governo che vive alla giornata e potrebbe inciampare su qualsiasi mina, in qualsiasi momento. Divisa la stampa tra la fredda cronaca e le retrospettive del “fattaccio”: per il Fatto Quotidiano «in qualunque democrazia degna di questo nome una telefonata come quella  sarebbe bastata da sola per spingere qualsiasi governo a dare alla Cancellieri il ben servito. Qui no. Arriva invece la fiducia a prescindere ancor prima che la Guardasigilli chiarisca i suoi rapporti con il pregiudicato». Libero apre la prima pagina con il titolo “Cancellabile” dando la notizia che nello stesso carcere della Ligresti c’è un’altra detenuta anoressica per la quale l’ex prefetto non ha mosso un dito.