Morto Umberto Panini, fondò un impero (di carta) sulle figurine dei calciatori

«Boranga: cento figurine!». Chi l’avrebbe mai conosciuto il portiere di riserva della Fiorentina se non fosse stato per gli album dei calciatori? Erano i primi anni Settanta quando esplose il boom degli album delle figurine Panini di calcio. Tra valide, bisvalide, trisvalide, doppioni, calciatori rari, si era creato nelle scuole e nelle strade un mercato vastissimo, un vero fenomeno di costume che fu anche indagato da inchieste tv e articoli di giornale. Durò solo qualche anno, ma se il calcio fu sempre più seguito lo si doveva alle figurine Panini, e non il contrario. Molte persone non più giovani oggi ricordano ancora le formazioni a memoria (Sarti, Burgnich, Facchetti…) grazie a quegli album che alla fine della stagione però nessuno riuscì mai a completare. Deici, o venti, lire a bustina, e la mamma ce le comprava in genere all’uscita di scuola, oppure noi, rinunciando alla merenda, destinavamo le 50 lire della pizza ai campioni del pallone fotografati come oggi farebbe una macchina automatica, ossia solo il busto. Solo più tardi la Panini capì che sarebbero stati più apprezzati a figura intera. Ma il tramonto era cominciato. Fu comunque un fenomeno molto esteso, non c’era adolescente che non le collezionasse, tranne pochi “border line” anti calcio. E l’autore di tutto questo, quello che su questa idea geniale e vincente costruì la fortuna non tanto sua, quanto di migliaia di altre persone, è morto venerdì sera a Modena: Umberto Panini, 83 anni era l’ultimo di quattro fratelli insieme ai quali costruì il suo impero di carta, Giuseppe, Franco e Benito, oggi tutti scomparsi. Umberto era il più vocato alla parte industriale e tecnica dell’avventura editoriale. Proprietario di una nota collezione di automobili e moto, aveva sviluppato a tempo pieno l’azienda agroalimentare Hombre a Modena. Era nato a Pozza di Maranello il 3 febbraio del 1930, e da giovane aveva avuto le prime esperienze professionali in Venezuela. Rientrò poi in Italia a Modena agli inizi degli anni ’60, richiamato dal fratello Giuseppe che gli scrisse in una lettera la ormai leggendaria frase: «L’America è qua». Un’America che per i fratelli Panini si concretizzò nel 1961 quando, forti dell’esperienza maturata nella loro agenzia di distribuzione di giornali, diedero vita alla prima Collezione Calciatori Panini, per il campionato 1961-1962. Fino al 1988 la Panini restò un’azienda familiare, per poi passare più volte di mano; fra gli sviluppi dell’attività rilevante quello nel settore dei fumetti che ha visto, fra l’altro, la recente acquisizione (settembre 2013) del ramo di azienda dei periodici Disney in Italia, con il suo patrimonio di fumetti storici come “Topolino”. Nell’azienda familiare Umberto Panini curò in particolare la parte industriale e progettò personalmente macchinari per la produzione e il confezionamento delle figurine; dopo l’uscita della famiglia dal settore editoriale fondò l’azienda agroalimentare Hombre, dove è stata allestita la camera ardente.