L’ultima trovata degli psichiatri Usa: la pedofilia non è un crimine, ma solo una tendenza sessuale come le altre

Suscita scalpore e legittima indignazione l’ulteriore declassamento della pedofilia a “orientamento sessuale” da parte dell’associazione degli psichiatri americani (Apa) che hanno scritto nel loro ultimo manuale che la pedofilia, cioè «il desiderio sessuale verso i bambini», rappresenta un orientamento sessuale come tutti gli altri. In sostanza, le “attenzioni” degli adulti nei confronti dei bambini non vengono più considerate una “malattia” o un “disturbo”. La decisione, denunciata dall’Associazione della famiglia americana (Afa) e riportata da Tempi, va così a completare un lungo percorso di sdoganamento cominciato già negli anni Cinquanta. Dieci anni fa il Dsm-4 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) – ossia il testo di riferimento per psicologi e psichiatri in cui sono classificate, indicate a spiegare tutte le malattie mentali – faceva rientrare la pedofilia nella categoria dei disturbi sessuali e dell’identità di genere, in particolare nel paragrafo delle Parafilie ed indicava l’attività sessuale con bambini prepuberi, generalmente di 13 anni o più piccoli. Il soggetto pedofilo deve avere almeno 16 anni e almeno 5 anni in più dei bambini che costituiscono, per lui o lei, l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Ma nel nuovo testo, il Dsm-5 pubblicato quest’anno, l’Apa fa un passo ulteriore come denuncia l’Afa: «Come l’Apa dichiarò negli anni Settanta che l’omosessualità era un orientamento sotto la forte pressione degli attivisti omosessuali, così ora sotto la pressione degli attivisti pedofili ha dichiarato che il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento». L’Apa distingue tra pedofilia e atto pedofilo: se il desiderio sessuale nei confronti dei bambini è un orientamento come gli altri, l’atto sessuale viene considerato “disordinato” per le conseguenze che ha sui bambini. Già nel Dsm-4 si considerava “disordine mentale” quello di una persona che molestava un bambino, se la sua azione «causa sofferenze clinicamente significative o disagi nelle aree sociali, occupazionali o in altri importanti campi». La strada verso il declassamento o meglio ancora la normalizzazione era stata avviata.

Già nel 1998 sul Bollettino di Psicologia era stato pubblicato uno studio per dimostrare che gli abusi verso i bambini non causano danni così gravi. Gli autori (Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch dell’Università della Pennsylvania e Robert Bauserman dell’Università del Michigan) avevano ridefinito l’«abuso sessuale sui bambini», affermando che «le esperienze sofferte da bambini, sia maschi sia femmine, che hanno subito abusi sessuali sembrano abbastanza moderate». Inoltre, si legge, «l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata». E infine si conclude: «Il sesso consensuale tra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini più positivi, come “sesso adulto-bambino” e “sesso adolescente- bambino”». Al tempo, l’attivista ed ex omosessuale Anthony Falzarano aveva commentato così: «Ci troviamo in una grave situazione se l’Apa sta lavorando verso la decriminalizzazione della pedofilia. Il 75 per cento degli omosessuali è stato stuprato o molestato da bambino e suggerire che questo non ha effetti duraturi è ridicolo». E a questo proposito viene in mente Maria Mentessori che amava ripetere: «Si diventa adulti equilibrati solo se si è stati pienamente bambini».