La provocazione di Camille Paglia: in Italia aumentano i femminicidi? Perché padri e fratelli non difendono più le donne di casa…

Non rinuncia a lanciare stilettate provocatorie la femminista “eretica” Camille Paglia, della quale è uscito in Italia il nuovo saggio Seducenti immagini. Un viaggio nell’arte dall’Egitto a Star Wars (Il Mulino). L’autrice di Sexual Personae ha fatto ormai delle affermazioni iperboliche il suo stile particolare di ingresso nel dibattito sulle relazioni sessuali. E non vi entra certo in punta di piedi. A confermarlo, l’intervista apparsa sull’inserto culturale del Corriere, La Lettura (realizzata da Alessandra Farkas), in cui – accanto alla consueta critica del conformismo del femminismo americano – si trovano spunti molto “alternativi” sulle tendenze culturali che attraversano l’Occidente e l’Italia in particolare.

Il pensiero di Camille Paglia sembra attraversato da un’ossessione: il ritorno dell’uomo vero, oggi purtroppo impedito dalla “mollezza relativista” della nostra progredita civiltà. Paglia ribalta il luogo comune che vuole le femmine oppresse dai maschi violenti e prevaricatori con un altro luogo comune: saranno camionisti, muratori e cacciatori a difenderci dalla decadenza, sempre che i giovani la smettano di inseguire idoli asessuati come Lady Gaga. Bastasse appendere in camera un calendario osè da camionista autentico per rinfrescare la virilità perduta dal sesso maschile ci sarebbe da stare allegri. Camille Paglia fornisce però una visione più complessa: qual è lo stato attuale delle relazioni tra i sessi? “Donne ossessionate da diete e ginnastica, circondate da uomini addomesticati che hanno imparato a comportarsi secondo il canone femminista. Non è un caso se non ci sono mai stati tanti uomini gay come oggi. Mancanza di interesse per l’avvocatessa o la dirigente bianca laureata a Yale e Harvard, che non ha più nulla di femminile e vive in totale controllo di tutto, ma senza gioia e piacere…”. In verità, la critica alla solitudine algida della donna in carriera appare un po’ datata, né è il caso di infierire su quel femminismo soft che ha slegato la relazione uomo-donna dalla categoria del dominio. L’assioma secondo cui tutti abbiamo bisogno di prenderci cura di qualcuno, cardine dell’identità femminile, non fa certo male agli uomini se interiorizzato in profondità e di sicuro non li renderà gay.

Ma il punto più interessante Paglia lo tocca parlando dell’aumento dei femminicidi in Italia. In questo caso offre davvero uno spunto di analisi interessante e che molti sanno ma non dicono per non essere accusati di ricadere nello schema di un familismo vetusto: c’è la crisi della famiglia dietro l’aumento di violenza contro le donne. Il femminicidio è la scorciatoia del maschio possessivo perché attorno alle donne non c’è la rete di protezione maschile che un tempo resisteva, salda, ad ogni progresso. “Un tempo – afferma Camille Paglia – se toccavi una donna italiana, sapevi che il padre o il fratello sarebbero venuti a cercarti per regolare i conti”. Una cultura da rimpiangere? Di certo, funzionava come catena di protezione, anche se l’altra faccia della medaglia era la mancanza di emancipazione per le femmine. Oggi c’è libertà di scelta, certo, ma occorre dire che incombe su ogni destino femminile la possibilità che il maschio-tutore perda la testa e faccia pagare cara quell’indipendenza duramente conquistata negli ultimi decenni.