Lite in Campidoglio, Rossin si autosospende e ridicolizza la sceneggiata di Marino

Il cartellino rosso doveva essere estratto per il sindaco, per simulazione, come quei calciatori che si gettano a terra nell’area avversaria per ottenere un rigore. Alla fine è stato Dario Rossin a dire basta, autosospendendosi, così da chiudere la sceneggiata di Ignazio Marino.  L’ufficio di presidenza del consiglio comunale di Roma ha accettato la proposta limitandola a una seduta. «Ho evitato l’imbarazzo dell’ufficio di presidenza del quale faccio anch’io parte – ha spiegato – e ho proposto la mia autosospensione dai lavori d’aula. L’ufficio di presidenza ha preso atto e mi ha comminato una giornata di sospensione da definire dopo la sessione di bilancio». La vicenda della rissa di domenica in consiglio comunale però continua a creare polemiche. In difesa di Rossin è sceso in campo Marco Marsilio, portavoce della Costituente regionale del Lazio di Fratelli d’Italia. «È inaccettabile – ha detto – qualsiasi sanzione a Dario Rossin che, come tutti hanno avuto modo di vedere, non ha usato violenza nei confronti di nessuno, in particolare nei confronti del sindaco di Roma che, al contrario, andrebbe punito per aver simulato una gomitata che non ha mai ricevuto, peraltro  con l’aggravante di aver rivolto  la pesante accusa a Rossin di averlo fatto volontariamente. Una sceneggiata  che è andata avanti due giorni, prima con il ghiaccio in testa e poi con il caschetto da operaio. Un comportamento, questo sì da irresponsabili, rispetto al quale Marino non si è ancora scusato». Marsilio poi ha osservato che «se invece si volesse sanzionare la “carezza” che Rossin ha dato a Peciola, in risposta alle sue abituali provocazioni, l’ufficio di presidenza dovrebbe a quel punto comminare altrettanta sanzione allo stesso Peciola. Pertanto, mi auguro che la maggioranza di centrosinistra non voglia pensare di risolvere il problema dell’approvazione del bilancio espellendo dall’aula chi si permette di fare opposizione».