L’ingordigia induce a commettere errori. E il sì alla decadenza è stato quello più grave

La giornata di oggi potrebbe essere un cattivo ricordo non solo per Silvio Berlusconi, fatto fuori dal Senato con un voto politico, ma principalmente per la sinistra italiana. Come si sa l’ingordigia a volte porta a commettere gravi errori e la fretta di far fuori il Cavaliere potrebbe costar cara all’intero sistema politico.

Il Senato ha votato la decadenza dell’ex premier applicando la Legge Severino e ritenendola retroattiva, nonostante le leggi che impattano sulla pena non debbano mai essere retroattive quando peggiorano la pena stessa. L’errore è stato proprio la scelta di far fuori l’avversario con un voto politico, frettolosamente, mentre sarebbe stato più logico e rispettoso attendere l’esito finale del processo sulla pena accessoria che con una decisione della Corte di Cassazione comunque porterà all’interdizione dai pubblici uffici del Cavaliere e alla sua decadenza. La sinistra poteva aspettare che la giustizia completasse il suo iter e tra qualche mese vedeva comunque il suo avversario fuori dal Parlamento, senza che questo potesse accusare il Senato di essere un tribunale politico. Sarebbe stato come prendere due piccioni con una fava, con Berlusconi fuori dai piedi e la colpa di ciò alla magistratura. E invece per esagerare il Pd ha creato una frattura che avrà non poche conseguenze. La prima è stata la rottura della grande coalizione e l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, la seconda è l’impossibilità numerica a fare le riforme, per le quali serve una maggioranza di due terzi dei parlamentari che ormai non c’è più, la terza è che Berlusconi potrebbe spuntarla in sede europea e vedere dichiarata incostituzionale la retroattività della Legge Severino, fornendo agli elettori la prova di aver subito un processo politico. Questa strada, inoltre, indebolisce anche il percorso innovatore intrapreso da Angelino Alfano con il Nuovo Centrodestra, che adesso sarà accusato da Berlusconi di essere un centrino alleato alla sinistra che l’ha condannato politicamente per via parlamentare.

In sostanza si sta riproponendo quel che è spesso accaduto in Italia negli ultimi due decenni: quando la sinistra potrebbe avere i numeri per vincere mette in pratica il suo “tafazzismo” e genera le condizioni per provocare la reazione di quell’elettorato moderato che ancora una volta potrebbe farsi incantare dal Cavaliere, che non avendo più molti argomenti politici da usare per chiedere il voto potrà invece ricercarlo – e probabilmente ottenerlo – facendo la vittima.