L’imbarazzo di Toronto per il sindaco che fa uso di crack e non vuole dimettersi. Il Municipio gli riduce i fondi

Toronto ha perso il suo sorriso. La città simbolo del Canada, quella con la più alta qualità della vita, la città che ha i migliori servizi pubblici del mondo, l’economia che funziona, la criminalità bassissima nonostante l’alto tasso di immigrazione deve fare i conti con una situazione che a dir poco crea imbarazzo. I riflettori della stampa internazionale si sono accesi su Toronto, ma non per decantarne i pregi e le efficienze, ma per ironizzare sul suo sindaco. Rob Ford, 44 anni, che passerà alla storia (dopo accese polemiche) per aver ammesso di far uso di crack («ma solo durante le mie frequenti sbornie») e per voler restare incollato nonostante tutto alla sua poltrona. Le sue prodezze sono state filmate dalla Cnn e hanno fatto il giro del mondo. Tanto che il Guardian gli ha dedicato un articolo al vetriolo intitolato “The political brilliance of Rob Ford”. Il consiglio comunale di Toronto (in Canada non è previsto l’impeachment), ha cercato di limitare al minimo i danni e così ha ridotto in maniera sostanziosa i poteri del sindaco. Con 36 voti a favore e 6 contrari, Ford si è visto strappare la maggior parte delle sue prerogative: ne è infatti stato ridotto il budget del 60% quindi non ha più il controllo nella formazione del bilancio e non ha potere legislativo, così come non può presiedere il comitato esecutivo.

Per Ford, conservatore populista su posizioni simili ai Tea Party americani, si è trattato di un colpo di Stato. Ma il solo “colpo” che i giornalisti e i presenti hanno potuto osservare è stato quello inferto alla consigliera municipale Pam McConnell, fatta cadere, seppure involontariamente, nella foga di una seduta decisamente agitata. Seduta nella quale il consiglio comunale ha appunto approvato con una maggioranza schiacciante la limitazione dei suoi poteri di sindaco. «Siamo di fronte a niente di meno che un colpo di Stato» è stata l’affermazione di Ford, accolta però con ilarità dai consiglieri municipali. «E se non sapete cosa sia un colpo di Stato significa che state prevaricando gli organi di governo, quelli che definiscono la democrazia. Quel che accade non è un processo democratico, è un processo dittatoriale». Ma la riduzione dei suoi poteri è stata la sola mossa rimasta al consiglio per limitare il ruolo del sindaco dopo il suo secco rifiuto di fare un passo indietro nonostante la maggioranza quasi assoluta dei consiglieri avesse chiesto, con una mozione non vincolante, le sue dimissioni. Quindi malgrado Ford resti in sella non potrà più fare il bello e il cattivo tempo. Ma come fa notare il Guardian c’è un aspetto che non va sottovalutato: Ford è odiato dal consiglio comunale ma i suoi sostenitori non mollano la presa. E lui intende giocare anche questa carta.