Letta mostra i muscoli contro gli “ayatollah del rigore”. E chiede all’Europa meno pressing

In vista della presidenza italiana del semestre europeo Enrico Letta mostra i muscoli. O gli attributi di acciaio, se preferite. «Per alcuni ayatollah del rigore questo non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l’Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire», ha detto dal palco dell’assemblea di Federcasse, la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo-Casse Rurali ed Artigiane. Si sofferma sulla difficile situazione anche sul fronte interno: «Troppi pensano che si possa fare spesa e debito per salvare le imprese. Noi siamo in mezzo, servono spalle solide per reggere i due fronti opposti. Ma noi abbiamo bisogno di alleati sia dentro che fuori in Europa», avverte. Siamo stati “discoli” sul terreno del debito pubblico,  «ma siamo stati molto accorti sul debito privato e dobbiamo usare questa accortezza per il rilancio. Ma l’Europa deve avere pazienza». Finché non arriveremo almeno a un tasso al 3% sui bond decennali – ha aggiunto il premier – «fino a che questo non diventa punto di riferimento del sistema, continueremo a vivere una situazione di vulnerabilità». Autoassoluzione e muscoli davanti all’Europa a trazione tedesca, almeno a parole.

«C’è il rischio di un errore fatale in Europa, quello di dare tutto il peso ad un unico strumento, la Bce, anche se grazie alla guida autorevole di un italiano, Mario Draghi, che ha consentito di calmare la crisi». Da sola, è il ragionamento, la Banca centrale europea non può fare tutto, bisogna rafforzare la Bei, la Banca europea degli investimenti, che può favorire le imprese,  lavorare insieme alle tre grosse casse deposito e prestito, italiana, francese e tedesca. «E l’unione bancaria», spiega Letta, «si può realizzare senza bisogno di cambiamenti dei trattati,  entro fine anno bisogna completare il percorso». Qualche esempio? «Anche la crisi bancaria a Cipro non ha trovato risposte immediate europee e si è ribaltata sugli spread., non avere avuto strumenti per quella ci fa capire quanto è importante l’unione bancaria, perché essere poco reattivi alla crisi è una vulnerabilità che non ci possiamo permettere». Proprio mentre Letta parla dall’Italia, il presidente della Bce Mario Draghi spiega da Francoforte che «è necessario ormai mettere in sicurezza la ripresa».