“Lei non sa chi sono io”. Prodi non vota alle primarie perché non è un uomo qualunque

Prodi non ammetterà mai che è ancora incavolato nero con i suoi compagni di partito, che l’hanno ridicolizzato nel giorno cruciale della votazione per il presidente della Repubblica. Con una serie di giochetti nascosti e una notte fatta di tradimenti, gli hanno impedito di salire al Colle, il suo sogno nel cassetto. Già pregustava i flash, gli applausi dei suoi (pochi) sostenitori, le passeggiate da presidente in bicicletta (sì, perché anche lui, come Marino e Renzi, si fa pubblicità pedalando come un novello Coppi), il faccione in prima pagina su tutti i quotidiani del mondo. E invece no, vatti a fidare dei compagni che già alcuni anni prima – sempre salutandolo col pugno chiuso – l’avevano defenestrato da Palazzo Chigi. Un po’ troppo per la sua pazienza e chissenefrega delle primarie “democratiche”, lui al seggio non è andato. E con uno scatto d’orgoglio, ha motivato la sua decisione con una certa spocchia, alla “lei non sa chi sono io ”; «Non voterò alle primarie – ha detto – non per polemica, ma ho deciso di ritirarmi dalla vita politica. Non sono un uomo qualunque, se voto alle primarie devo dire per chi, come e in che modo». È un professorone, stava a un passo dalla presidenza della Repubblica, figuriamoci se dà la soddisfazione ai Cuperlo e ai Renzi di turno. Il sassolino dalla scarpa se l’è tolto proprio contro i “suoi”: non è andato neppure a ritirare la tessera del partito. Perché lui non è un uomo qualunque, è un uomo importante. E gli avrebbero fatto qualche domanda. Magari gli avrebbero chiesto il numero della tessera. Non è la tessera numero 1, quindi meglio lasciarla là, per evitare di sbattere il pugno sul tavolo e dire “lei non sa chi sono io”.