Legge di stabilità, i giovani medici in piazza. Brunetta al governo: «Nessun limite alle modifiche»

Contro la legge di stabilità è scontro dentro e fuori il Parlamento. I giudici di pace annunciano dieci giorni di sciopero e i giovani medici protestano in piazza Montecitorio. “I love Ssn”, “Un F35 al giorno leva il medico di torno” e ancora “Solo doveri, nessun diritto” e “Senza le borse facciamo le valigie”. Con questi slogan circa trecento giovani medici e specializzandi di varie discipline sanitarie hanno manifestato davanti a Montecitorio. La manifestazione, indetta da Sigm (Federazione itlaiana giovani medici) e Federspecializzandi per chiedere che siano stanziati fondi per cinquemila contratti di formazione medica a partire dal 2013/2014 e mille borse di studio da destinare agli specializzandi di area sanitaria e ribadire la necessità di una rivisitazione della durata (in alcuni casi giudicata eccessiva) dei corsi di specializzazione e l’equiparazione tra le borse di studio dei medici iscritti al corso di formazione specifica di medicina generale e i contratti di formazione. «Siamo in piazza perché ci stanno privando del nostro futuro, senza formazione post laurea non c’è sbocco per noi in questo Paese», spiega Cristiano Alicino, presidente Federspecializzandi. Sul piede di guerra anche i giudici di pace che hanno appunto annunciato dieci giorni di sciopero  contro il “disinteresse” nei confronti della loro categoria da parte di governo e Parlamento. All’origine della protesta, che partirà il 25 novembre per concludersi il 6 dicembre, la decisione contenuta nel disegno di legge di Stabilità di prorogare solo per un anno l’incarico dei giudici di pace, nonostante «le assicurazioni avute dal ministro nell’incontro del luglio scorso circa l’esigenza di garantire la continuità del servizio». Un clima di tensione che si respira anche all’interno del Parlamento.  Tremila gli emendamenti attesi e da analizzare in tempi brevi. Per ora il testo è ancora al vaglio della commissione Bilancio del Senato, ma i gruppi parlamentari sono già all’opera per definire al meglio le modifiche. E proprio sul numero degli emendamenti Renato Brunetta detta la linea del Pdl. Intervistato da Radio Anch’io (Radio Uno), risponde a Ruggero Po in merito al prossimo passaggio parlamentare della legge di stabilità. «Forse – sottolinea l’ex ministro – bisognerebbe ricordare a tutti che il Parlamento esiste per questo, per fare degli emendamenti, per rappresentare gli interessi del Paese. Perché se si vedono i tremila emendamenti come una iattura, come uno sciame di cavallette, diamo un segnale molto sbagliato ai cittadini. Io mi preoccuperei di più se gli emendamenti fossero tre. Se fossero tre non saremmo in una democrazia, se sono tremila forse sono tanti, forse sono troppi, ma vivaddio. È la democrazia bambola. Se cominciamo anche con il linguaggio a demonizzare la democrazia, ci dobbiamo affidare ai tecnocrati, ai tecnici, a Saccomanni? Che continua ad essere un produttore di incertezza e di confusione?».