La Spagna vuole censurare il libro di Costanza Miriano: è antifemminista, via dalle librerie

Diventa un caso, in Spagna, la pubblicazione del libro della giornalista e blogger cattolica Costanza Miriano dal titolo provocatorio – Sposati e sii sottomessa – e dal contenuto decisamente antifemminista o comunque difforme dalla vulgata femminista secondo cui emancipazione e felicità coincidono. Il libro, uscito in Italia nel 2011 per la casa editrice Vallecchi, contiene una filosofia che secondo l’autrice è desunta dall’insegnamento cristiano e non dall’ideologia: “Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. È la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio”. Un’apologia della dedizione femminile che in Spagna non è piaciuta per niente a tre partiti, il Partido Popular, il Partido Socialista Obrero Español e Izquierda Unida, per i quali il libro di Costanza Miriano rappresenta un’istigazione alla violenza contro le donne al punto da chiederne il ritiro dalle librerie.

La giornalista respinge le accuse e sul Foglio racconta il suo stupore quando dalla Spagna l’hanno cercata al telefono per chiederle di giustificare quella parola, sottomissione, che avrebbe fatto infuriare le donne iberiche: “Mi sgolo – scrive Miriano – a cercare di spiegare che la sottomissione, la parola è di san Paolo, non c’entra niente con la violenza, che quella è roba per magistrati, psichiatri. Cerco di spiegare che l’uomo e la donna sono due povertà che si incontrano, e che non serve gridare i propri diritti, ma solo accogliersi reciprocamente. Dico, con Rilke, che siamo due fragili e limitate capacità di amare ma con un infinito bisogno di amore che rimanda in fondo al desiderio di Dio, il vero sposo (curiosamente a questo punto i colleghi appaiono disinteressati, forse dormono, non c’è il sangue). Dico che il problema della donna è il desiderio del controllo, quello dell’uomo l’egoismo, e che essere sottomesse significa smettere di controllare e permettere agli altri di essere, senza volerli formattare (a questo punto è caduta la linea, sempre)”. Se si tratta di incomprensione o di “dittatura di genere” è presto per dirlo, ma di sicuro si può già dire una cosa ben precisa: la censura è sempre inaccettabile, e non fa bene a nessuna causa, soprattutto a quella delle donne.