La Ravera insiste sui bimbi mai nati: «Dico quel che penso». Il centrodestra: basta, se ne vada

Non si placa la tempesta sulle parole della scrittrice e assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, sull’idea del sindaco Renzi di istituire un cimitero per i bambini non nati, andando incontro alla richiesta delle famiglie che lo desiderano. Le sue parole sono irricevibili nella forma e nella sostanza. È un pugno allo stomaco leggere che « bimbi morti in utero… sono grumi di materia» e «chi non nasce non può essere chiamato bambino o bambina». Si attendevano delle scuse da parte sua o del presidente della Regione Zingaretti. La parziale, apparente, retromarcia della Ravera ha però peggiorato la sua posizione. «Vorrei dire che non c’era, nelle mie parole, alcun disprezzo, né alcuna forma di sottovalutazione di un sentimento complesso e sempre legittimo. Il mio era un discorso politico. Sono stata violenta? Me ne scuso», ha scritto sull’ Huffington Post. Ma poi, in cauda venenum: «Vorrei poter continuare a esprimere le mie opinioni. Anche se, per un turno, ho accettato di coprire il ruolo di assessore regionale alla Cultura, che cos’è? Una pausa nella libertà di opinione? C’è un codice che mi obbliga a rinunciare a un mio diritto? Se è così, ammetto di averlo infranto. Non posso garantire, però, che non continuerò ad infrangerlo».

Ora basta, non si possono proseguire i lavori in Regioni nell’indifferenza: «Le scuse di oggi non fanno altro che aggravare la situazione. Se il suo discorso, come lei stessa lo ha definito, è «politico», allora viene fatto a nome del Governo regionale di cui è autorevole membro», dichiarano in una nota congiunta i capogruppo regionali di Pdl, Luca Gramazio, de La Destra Francesco Storace, della Lista Storace Olimpia Tarzia, di Fratelli d’Italia Giancarlo Righini e del Misto Pietro Sbardella. Le affermazioni della Ravera «hanno provocato l’indignazione dell’opinione pubblica, delle associazioni e del mondo cattolico, e anche la presa di distanza di alcuni esponenti di centrosinistra», continuano. «E nonostante ciò, appare incomprensibile e imbarazzante il silenzio del presidente Zingaretti che su tutta questa vicenda non si è ancora degnato di prendere una posizione chiara. Nei giorni scorsi, abbiamo già chiesto le dimissioni della Ravera: adesso riteniamo opportune e improrogabili delle spiegazioni e dei chiarimenti da parte del Presidente e dello stesso assessore in aula. Fino a quando queste non arriveranno, non permetteremo che i lavori d’aula proseguano nella totale indifferenza». Urgono chiarimenti perché se la Ravera rivendica il suo ruolo pubblico dando alle sue parole un significato politico, allora più gravi sono le espressioni usate riguardo alla concezione dell’embrione e della vita umana, le considerazioni svilenti e umilianti del ruolo della maternità e della donna (si parla delle madri mancate come di coloro che «non sono riuscite a portare a termine il loro dovere di animali al servizio della specie»). Può bastare?