La posa di Letta: ho tirato fuori gli attributi. Ma il suo resta sempre un percorso a ostacoli

Nel dibattito politico ha fatto irruzione l’autocomplimento esibito dal premier Enrico Letta, in viaggio a Dublino, che intervistato da un quotidiano irlandese ha detto: “Cosa pensano di me in Europa? Pensano che ho tirato fuori gli attributi”. Ma in Italia, i giudizi sugli attributi del premier divergono. Ironizza Grillo: “Le balle d’acciaio di Letta le conoscono anche in Europa”. E Renato Brunetta commenta su twitter: “Letta si vanta di essere considerato l’uomo dalle palle d’acciaio. I lavoratori dell’Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all’istante”. Al di là delle battute, però, è proprio in casa che Letta è atteso alle prove più difficili a cominciare dall’approvazione della legge di stabilità, sottoposta al fuoco incrociato di Pdl, Pd e parti sociali.

Sulla tenuta della maggioranza incombe inoltre l’appuntamento del consiglio nazionale del Pdl anticipato da Silvio Berlusconi per costringere gli alfaniani a una netta scelta di campo: o di qua o di là. I governativi sono rimasti disorientati dalla mossa del Cavaliere. Fabrizio Cicchitto ha ventilato la possibilità di disertare l’appuntamento ma Maurizio Lupi gli ha replicato che, se si parla tanto di unità, questa è l’unica cosa che non si può fare. Del resto Roberto Formigoni ha fatto sapere che il documento degli ”innovatori” ha già raccolto tante firme ed altre se ne potrebbero aggiungere in una votazione a scrutinio segreto. I lealisti replicano però che il voto segreto non è previsto dallo statuto (Mara Carfagna). La promessa di Alfano e dei suoi di ottenere risultati importanti sulla manovra economica e sulle riforme non fa nessuna presa sui fedelissimi di Berlusconi, intenzionati a rompere con il governo se sarà votata dal Senato la decadenza del leader del centrodestra.

Una situazione che certo non incoraggia l’ottimismo lettiano. Il premier  non può contare nemmeno sull’appoggio granitico del suo partito. La storia del tesseramento gonfiato ha assunto nel Pd la piega del regolamento di conti: Matteo Renzi l’ha minimizzata e se ne è chiamato fuori, Gianni Cuperlo l’ha giudicata circoscritta anche se gravissima, ma gli altri due candidati (Pippo Civati e Gianni Pittella) non sono affatto d’accordo. Civati accusa Renzi e Cuperlo di aver fatto finta di non vedere, Pittella parla di decisioni tardive, entrambi sono contrari alla chiusura anticipata del tesseramento proposta da Guglielmo Epifani. Il risultato di queste polemiche è l’immagine di un percorso poco limpido che rischia di avvelenare le primarie e anche il clima interno che dovrà affrontare il nuovo segretario.