La Digos: la guerriglia No Tav fu un attacco concepito con «logica militare». Parleranno ancora di “bravi ragazzi”?

Difesi, coccolati e giustificati dal “soccorso rosso” della sinistra antagonista e dagli intellettuali alla Erri De Luca, ecco chi sono quei “bravi ragazzi pacifisti”: «Utilizzavano una logica militare» i No Tav che il 3 luglio 2011 presero d’assalto il cantiere di Chiomonte. La descrizione della loro modalità d’azione è di Salvatore Ferrara, commissario della Digos, che ha testimoniato oggi al maxi processo (con 52 imputati) per gli scontri avvenuto in Valle di Susa. Il funzionario, nel ricostruire la giornata, ha parlato di «situazione drammatica» per le forze dell’ordine, bersagliate da una pioggia di sassi, petardi e bombe carta, al punto che «in un momento di smarrimento un dirigente propose di ritirarsi» in una posizione più arretrata. «Io – ha sottolineato Ferrara – mi opposi-  E alla fine, raccogliendo le ultime forze, resistemmo». Tra carabinieri e poliziotti si contarono circa duecento feriti. Guerra, guerriglia, un episodio tra i tanti che a scadenze regolare quei bravi ragazzi compiono contro i cantieri dell’alta velocità, mettendo a ferro e fuoco la valle, mettendo a repentaglio la vita di chi lì lavora e di chi tenta di proteggerli da incendi, bombe carta, bengala, coltelli, spranghe, catene, caschi, fionde, lacrimogeni, petardi ed estintori. Il tutto concepito in nome di un ipocrita concetto di democrazia e di di libertà. È del resto emblematico il caso delle parole di Erri De Luca, loro principale sponsor: «Ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia, perciò innamorata di lei al punto di imbracciare le armi per ottenerla». Come si sa, le parole  sono state ospitate sull’agenda 2014 di Magistratura Democratica, la corrente di sinistra delle toghe, al punto da far cadere dalla sedia Giancarlo Caselli, cofondatore di Md, e indurlo a dimettersi dalla corrente. De Luca ha più volte esaltato il sabotaggio in Valle di Susa e ha detto di aver partecipato a blocchi stradali. Il commissario della Digos Ferrara al processo di Torino ha aggiunto una latro particolare interessante. Il centro sociale torinese Askatasuna, uno dei maggiori d’Italia, ha fornito «organizzazione militare e di piazza» ai No Tav. L’investigatore ha precisato che “Aska” è «motore e forza» del comitato di lotta popolare di Bussoleno, una delle principali articolazioni del movimento No Tav. Il centro sociale «è organizzato molto bene e sa comunicare molto bene a livello nazionale». Alla domanda di un avvocato del Legal team, che gli ha domandato se i poliziotti avevano lanciato pietre, Ferrara ha risposto: «Le abbiamo solo prese le pietre, non ho visto lanci dalla polizia». Per quanto ancora si avrà il coraggio di difenderli?