La Cassazione toglie ai genitori la bimba lasciata in auto a un mese: «Inadeguati»

È ora adottabile la bimba torinese che a un mese e 18 giorni fu trovata sola e piangente nella macchina del padre che si stava preparando per uscire. È stato per questo tipo di disattenzione verso i bisogni più elementari della bimba, e non per l’età avanzata dei genitori (70 anni il padre e 57 la madre), che è stato respinto dai supremi giudici della Cassazione il ricorso della coppia per riavere la piccola nata con fecondazione assistita. «L’età dei genitori – scrive la Cassazione nella sentenza 25213 della Prima sezione civile, presidente Corrado Carnevale – non riveste rilevanza alcuna ai fini della valutazione di mancanza di assistenza, presupposto dell’abbandono e della conseguente pronuncia di adottabilità». Ad avviso dei supremi giudici, la Corte d’appello di Torino con sentenza del 22 ottobre 2012 ha reso una «motivazione adeguata e non illogica», dichiarando l’adottabilità della piccola, dal momento che ha evidenziato con la consulenza dei periti «una situazione di mancanza di assistenza (e dunque di abbandono) da parte dei genitori».  Ad avviso dei giudici di merito, il padre e la madre della piccola avevano, come genitori, «una grave ed irreversibile inadeguatezza in relazione alle esigenze di sviluppo della minore» e questo «del tutto indipendentemente dall’età dei genitori: le inadeguatezze riscontrate potrebbero essere tali anche in soggetti di assai più giovane età».

L’episodio costato a padre e madre la sottrazione della figlioletta, si riferisce a quando i loro vicini di casa trovarono nell’auto del padre della coppia la piccola di un mese e 18 giorni che piangeva. Chiamato dai vicini il padre affermò «che la situazione era sotto controllo: la piccola era in auto e lui la stava raggiungendo per andare a incontrare la madre che era da un’amica e tutti insieme sarebbero tornati a casa». Ad avviso dei giudici quel che è più grave non è tanto il fatto in sé «quanto il comportamento di genitori caratterizzato da una notevolissima sottovalutazione delle esigenze della bimba, essendo padre e madre soltanto preoccupati di giustificarsi rispetto ai terzi». Dalle consulenze alle quali erano stati sottoposti i coniugi era emerso che «le capacità cognitive e il livello intellettivo» del genitore non era «interessato da processi di deterioramento legati all’età», tuttavia «il suo desiderio di paternità» sembrava «soprattutto espressione di adeguamento ai desideri della moglie, piuttosto che una sua scelta personale e totalmente condivisa». La perizia sottolineava inoltre «una totale sottovalutazione delle problematicità e delle difficoltà di crescita di un minore»: in conclusione il padre aveva «una totale incapacità di rapportarsi concretamente all’esperienza della genitorialità». Quanto alla madre, in base alla Ctu, pur in assenza di disturbi psichiatrici, manifestava tuttavia «una costante negazione di qualsiasi problema, che porta a vedere tutti gli interventi di terzi, preoccupati per la sua bambina, come interventi non motivati, inutili e dettati solamente dal pregiudizio per l’età». A giudizio della perizia la madre, con la nascita della bambina, aveva realizzato solo «un processo narcisistico» senza percepire la piccola «come un elemento reale di investimento affettivo».