La carica degli svizzeri contro i supercompensi dei manager. Sull’esempio di Adriano Olivetti

Che sta succedendo in Svizzera? Domenica 24 novembre, i cittadini di un Paese in cui prosperano le banche e i servizi, saranno chiamati a votare su una proposta non del tutto nuova ma di certo rivoluzionaria: imporre per legge, modificando la Costituzione, un tetto ai compensi dei dirigenti delle aziende. Se la maggioranza dei cittadini risponderanno sì alla proposta, in tutte le imprese nessuna persona al vertice potrà guadagnare in un mese più di quanto il dipendente meno pagato nella stessa azienda percepisce in un anno. Una proposta davvero interessante. Evidentemente nemmeno la Svizzera, nel suo dorato isolamento, è immune da fermenti antiliberisti.

In ogni caso, a prescindere dall’esito di questo voto, già dal 1° gennaio 2014, grazie a un’altra consultazione popolare avvenuta a marzo e andata a buon fine, la remunerazione dei dirigenti di multinazionali, società quotate in Borsa e Spa non sarà comunque più decisa dai Consiglii di amministrazione ma dall’assemblea degli azionisti, di anno in anno e in base ai risultati conseguiti dal management.

Che cosa dicono i pronostici per il referendum del 24 novembre? Secondo un sondaggio della radiotelevisione elvetica, solo il 36% degli intervistati sarebbe favorevole al provvedimento sul tetto agli stipendi dei manager. Insomma, i ricchi non sono ingenui da farsi passare sopra la testa simili affronti, oltretutto in un contesto globale in cui ancora resta in voga il turbocapitalismo.

Però non è affatto vero. Non è vero che essere capitalisti o imprenditori equivale sempre ad essere insensibili a tematiche sociali e al benessere comune. A Napoli in un convegno organizzato da Città Nuove è stata ricordata la figura di un italiano, di un imprenditore illuminato: Adriano Olivetti. Egli aveva già concepito l’idea di un tetto al compenso del più altro dirigente riferito al compenso dell’ultimo degli operai, perché era un uomo che sapeva coniugare l’innovazione tecnologia con il più alto senso di solidarietà.  A Ivrea fece costruire oltre ai nuovi edifici industriali e agli uffici, anche case per dipendenti, mense, asili, progettati da grandi architetti. In fondo è  bello sapere che in Italia «siamo stati già avanti».

*Segretario generale Ugl