La Cancellieri incassa la fiducia, psicodramma nel Pd: veleni in aula e protesta con petardi fuori alla sede

È stata respinta la mozione di sfiducia contro il ministro Annamaria Cancellieri. Solo 154 deputati hanno detto sì al testo presentato dal Movimento 5 stelle, i contrari sono stati invece 405 e tre gli astenuti. Ma i guai per il Guardasigilli e, di conseguenza, per il governo non sono finiti: praticamente un attimo dopo il voto sono stati divulgati dei verbali in cui Salvatore Ligresti avrebbe detto di averla raccomandata presso il Cav. E si è aperto un nuovo fronte di polemica. «Confido che il Parlamento mi voglia confermare la fiducia», aveva detto il Guardasigilli nel suo intervento alla Camera. Un auspicio retorico, visto che non ci sono mai stati dubbi reali sull’esito del voto. Anche i molti “dimissionisti” del Pd alla fine si sono attenuti alle indicazioni del vertice. Ma il voto se non ha messo il ministro al riparo da nuovi problemi, non ha nemmeno cancellato le fibrillazioni interne ai democratici, che ne escono ancora di più con l’immagine di un partito coacervo di guerre intestine, malcelate dietro un’imbiancata della disciplina. «Mi unirò al voto del Pd contro la sfiducia per rispetto alla disciplina di partito, e lo stesso faranno i colleghi del Pd che hanno firmato la mozione di sfiducia», ha detto il candidato alle primarie Pippo Civati, confessando di sentirsi a «disagio». Precedentemente, il deputato aveva accusato gli esponenti del suo partito di aver «ceduto al ricatto di Letta». Letta e i lettiani hanno dunque vinto la loro battaglia interna contro Renzi, i renziani e gli altri, ma non senza conseguenze. Massimo D’Alema ha esultato, dicendo che il sindaco di Firenze «ha incartato e portato a casa», ma Guglielmo Epifani ha dato una lettura più realista, sottolineando che dopo il voto «è più debole lei (il ministro Cancellieri, ndr) ed è più debole il governo». Renato Brunetta l’ha detta in modo assai più brutale: «Qui si celebra un rito macabro che è tutto interno alla lotta di Renzi per impossessarsi della segreteria del partito e contro di lei, Letta». Per questo, per il capogruppo di Forza Italia alla Camera, quella di oggi è una «fiducia di Pirro». «Dica la verità: Renzi – ha incalzato Brunetta – vuole sloggiarla al più presto. Altro che semestre europeo… Il Pd ha ucciso le larghe intese e oggi infila un cappio doppio sulla testa del premier». Non solo, il Pd si è trovato anche al centro delle ire dei movimenti antagonisti: un’ottantina di militanti ha cercato di entrare nella sede nazionale di via delle Fratte. Ne sono derivati momenti di tensione con la polizia, che ha anche dato vita a una carica di alleggerimento, dopo che erano stati lanciati dei petardi.

Non se la passa tanto meglio il Guardasigilli. La divulgazione dei verbali di Salvatore Ligresti subito dopo il voto, infatti, rischia di rappresentare per lei una nuova violenta spallata. In uno si legge che Ligresti l’avrebbe raccomandata all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «L’attuale ministro Cancellieri – avrebbe detto Salvatore Ligresti ai pm, il 15 dicembre 2012 – è persona che conosco da moltissimi anni e ciò spiega che mi si sia rivolta e io abbia trasmesso la sua esigenza al presidente Berlusconi. In quel caso la segnalazione ebbe successo perché la Cancellieri rimase a Parma». Ma a Parma, ha replicato il ministro, lei c’è stata «una prima volta nel 1994 e poi solo per pochi giorni nell’ottobre 2011, poco prima di essere chiamata da Mario Monti al governo come ministro dell’Interno». Quindi Salvatore Ligresti «come fa a dire di avermi raccomandato? Per quale motivo avrei dovuto o voluto rimanere a Parma?», si chiede la Cancellieri, parlando di una ricostruzione «falsa e destituita di ogni fondamento», «surreale». «Qui – ha aggiunto – c’è un accanimento che non ha limite, c’è un disegno che non comprendo». È stata poi Mara Carfagna a sottolineare che la tempistica con cui i verbali sono finiti alla stampa è quanto meno sospetta. «Che casualità! Proprio quando il Pd sul caso Cancellieri si spacca e sbanda paurosamente, tanto da costringere il premier Letta a metterci la faccia, diventano di dominio pubblico stralci dei verbali di Salvatore e Jonella Ligresti, dove si tira in ballo Silvio Berlusconi», ha detto la portavoce del gruppo FI alla Camera. «Una perfetta strategia di distrazione di massa sulle guerre interne precongressuali del Pd», ha concluso l’ex ministro delle Pari opportunità.