La “barzel-Letta” sull’Imu: torna per soddisfare la sete di vendetta della sinistra

La credibilità della politica si misura soprattutto sulla chiarezza. Perché troppe sono state le prese in giro che la gente ha dovuto sopportare, dal «faremo le riforme» che non sono mai state fatte al «dialogo» che si è trasformato dopo un minuto in una guerra, dalle «larghe intese» che sono diventate «intese a senso unico», al «rispetto per l’avversario»

che si è tradotto nella fucilazione del leader del centrodestra. Ma stavolta si rischia di oltrepassare di gran lunga la soglia del ridicolo con il «pasticciaccio sull’Imu», come l’ha chiamato Brunetta. Sì, perché alla fine, nonostante gli impegni del governo barzel-Letta, le famiglie saranno condannate a pagare ancora per un’imposta di cui era stata data per certa l’abolizione. Tutto questo ha un motivo: la sinistra non ha mai digerito la cancellazione dell’imposta sulla prima casa, che era il cavallo di battaglia di Berlusconi, l’idea-choc che gli ha permesso di smacchiare Bersani alle elezioni. Di conseguenza, cedere su quest’idea significava dar ragione al Cavaliere. Ecco quindi che nel Pd hanno tramato tanto fino a giungere al trappolone. «Peggio delle tasse, c’è solo la presa in giro sulle tasse», ha detto Daniele Capezzone, riferendosi al clamoroso ritorno dell’Imu sotto falso nome nel 2014. Gli italiani ne avranno conferma quando saranno costretti a mettere mano al portafogli (entro il 16 gennaio) anche per saldare i conti di quest’anno. E di «pasticciaccio brutto dell’Imu 2013» ha parlato – come detto – anche Renato Brunetta che, in un dossier, ha ricostruito le diverse tappe della cancellazione dell’Imu lanciando una serie di accuse all’esecutivo. «Nel 2013 – ha rilevato –  con l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa (prima e seconda rata) il gettito avrebbe dovuto attestarsi intorno a 20 miliardi. Tuttavia, non avendo avuto fino all’ultimo certezza delle intenzioni del governo, i Comuni hanno esercitato al massimo la propria autonomia impositiva sulle seconde case, per cui il gettito complessivo dell’imposta sugli immobili  sarà di circa 24 miliardi, nonostante l’esclusione della prima casa: un imbroglio. Ma – ha aggiunto Brunetta – se consideriamo che lo Stato trasferirà ai Comuni 4 miliardi a titolo di rimborso della cancellazione dell’Imu prima casa, il gettito totale dalla tassazione degli immobili nel 2013 ammonterà a circa 28 miliardi». Inoltre a metà gennaio, i cittadini italiani dovranno pagare una quota di Imu 2013. Il governo, infatti, ha fatto male i conti o ha intenzionalmente lasciato scoperta una parte della seconda rata, pari a 500 milioni, che sarà a carico dello Stato e dei contribuenti. «Significa – ha fatto notare Brunetta – che quei contribuenti che, grazie alle detrazioni previste dalla norma, non avevano pagato l’Imu sulla prima casa nel 2012 (quando l’imposta c’era), dovranno pagarla nel 2013 (nonostante la cancellazione): paradossale e ridicolo». E sulle coperture individuate per la seconda rata il parlamentare di Forza Italia rileva che «rischiamo una nuova bocciatura e l’ennesima brutta figura» con l’Ue. Infine, la clausola di salvaguardia contenuta nel decreto che ha cancellato la prima rata dell’Imu. Se l’esecutivo no correrà ai ripari «scatterà un automatismo in base al quale – sostiene Brunetta – aumenteranno gli acconti Ires e Irap per le imprese; aumenteranno le accise su gas, energia elettrica e bevande alcoliche. In sintesi: pagheremo l’Imu sotto altre forme». La sinistra, pur di non dare ragione al Cavaliere e di non rinunciare all’antico vizietto del “tassa e spendi”, ha fatto ricorso a una serie di giochetti per intorbidire le acque e prendere in giro gli italiani. Una cosa, però, è adesso evidente a tutti: pagheremo di più. E dovremo farlo per soddisfare la sete di vendetta del Partito democratico.