In Croazia la popolazione fa muro contro le nozze gay: domenica il referendum

Barricate in Croazia contro le nozze gay. I cittadini sono chiamati domenica a votare nel referendum che mira a definire nella Costituzione il matrimonio come una unione unicamente «tra un uomo e una donna». Questo sarà il primo referendum su iniziativa popolare mai organizzato in Croazia, ma anche il primo con questo quesito in tutta Europa. Si tratta di una consultazione popolare promossa da un’associazione vicina alla Chiesa cattolica «per prevenire l’ipotesi che in futuro in Croazia possano essere legalizzati i matrimoni tra gli omosessuali». «Vogliamo impedire che le coppie omosessuali abbiano le stesse opportunità di quelle normali, formate da un uomo e una donna, come ha voluto Dio», ha detto la leader dell’associazione “Nel nome della famiglia”, Zeljka Markic, spiegando gli obiettivi della loro iniziativa. Gli ultimi sondaggi indicano che la maggioranza dei croati è incline a pensarla allo stesso modo, dato che si prevede una netta vittoria dei sì, con un margine tra il 61 e il 68 per cento. A favore si sono espresse anche la Chiesa cattolica, le comunità religiose minoritarie (ortodossi serbi e musulmani bosniaci), nonché tutti i partiti di centro-destra. Si prospetta anche una buona partecipazione, tra il 45 e il 55 per cento dell’elettorato, ma il referendum sarà valido e il suo esito vincolante a prescindere dal tasso di affluenza, dato che non è previsto nessun quorum. Il governo, i partiti di centro-sinistra e una parte significativa della stampa e del mondo accademico sono schierati invece con il fronte del “no”.

Da segnalare che il governo non ha mai annunciato l’intenzione di legalizzare i matrimoni tra omosessuali, bensì una legge per le unioni civili, senza il diritto all’adozione dei minori. Le organizzazioni per i diritti gay si dicono preoccupate perché nel caso di una vittoria del sì «è probabile un forte aumento dell’omofobia e della discriminazione, anche con episodi di violenza».  Attualmente in cinque dei 28 Paesi membri dell’Ue, la Costituzione definisce il matrimonio come un’unione esclusivamente eterosessuale (Polonia, Bulgaria, Lettonia, Lituania e Ungheria), in altri sette (Portogallo, Spagna Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia più l’Inghilterra dal primo gennaio prossimo) sono ammessi i matrimoni gay, mentre negli altri esistono vari tipi di unioni civili o la materia non è regolamentata, come in Italia. Dal 2003 in Croazia è permessa una forma di “coabitazione non-registrata tra le coppie dello stesso sesso” che garantisce solo alcuni diritti di quelli previsti dal Codice familiare alla coppie sposate. La Corte costituzionale, che non si è mai espressa sull’ammissibilità del quesito, ha spiegato che la «definizione del matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna» non incide sulla definizione della famiglia e che l’esito del referendum «non potrà in nessun modo limitare uno sviluppo futuro della regolamentazione legislativa delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso».