Il verbale della baby escort: “Ho cominciato per gioco, i clienti sapevano che eravamo minorenni, ci cercavano apposta”

Sulla vicenda delle baby prostitute a Roma emergono nuovi dettagli e, come tutti quelli affiorati in questo squallido caso che coinvolge due minorenni della capitale, non sono confortanti. La ragazzina più grande – Vanessa, 15 anni quando si prostituiva – è stata interrogata dal pm con l’assistenza di uno psicologo e dalle 155 pagine di verbale viene fuori una visione della vita e del mondo che obbliga e riflettere.

Come ha cominciato? Per gioco, andando su internet, sul motore di ricerca google, cliccando l’espressione “soldi facili”. Una via che l’ha condotta dritta dritta agli incontri con i clienti bene dei Parioli a caccia di carne fresca e all’aggancio con Nunzio Pizzacalla, in carcere per sfruttamento della prostituzione (“Non l’ho mai visto – racconta la ragazza – lui voleva i soldi, ma io non avevo capito che dovevo dargli la percentuale. Io non gli volevo dare niente, e l’ho accannato”).  Come un gioco, dunque. Anche se poi Vanessa ammette che “non è un bel gioco”. E mostra anche una certa reticenza a raccontare i particolari: “Però non è che mi metto qua a dire che cosa facevamo e quanto. Per me è un problema dirlo”. E l’amichetta più piccola? Come arriva anche lei a combinare questo tipo di incontri? È Vanessa che la porta a un appuntamento “perché me lo ha chiesto lei”. Il pm chiede: “Ma scusa tu andavi da Sbarra per avere un rapporto sessuale con lui?”. “Sì”. “E lei che è venuta a fare?”. “Lei è venuta perché io ho detto Vabbè vieni pure tu, gli ho fatto vieni pure te, magari ci vai te gli ho fatto, perché gli servivano i soldi, non è che l’ho costretta”. Le ragazzine hanno un rapporto sessuale con il cliente e ottengono 150 euro. Ma il guadagno, specifica Vanessa, andava “dai 100 ai 400 euro al giorno. Dipende dai giorni, da come andava…”.

La ragazza parla anche del rapporto con la madre, non certo idilliaco: “Non mi vuole mandare alla scuola privata che voglio io. Dice che è per deficienti. Io qualche volta dormo a casa, se no dormo a casa della mia amica. Ma sua madre è diversa. Loro due parlano”. Della madre dell’amica più piccola Vanessa afferma che non sapeva che le ragazze si prostituivano ma solo che spacciavano. Infine cerca di scagionare Mirko Ieni (anche lui in carcere) asserendo che non era a conoscenza del fatto che fosse minorenne: “Quando mi trucco sembro più grande”. Ma non assolve i clienti, che le cercavano proprio perché erano minorenni: “Non so i nomi di quelli che hanno detto ‘oh, ma tu sei minorenne’ e poi abbiamo consumato comunque”. Gli appuntamenti non avvenivano solo ai Parioli ma anche a San Basilio e a Piazza Fiume. Spesso le due ragazzine vanno insieme, i clienti le prendono in macchina o in taxi. La prima volta – racconta Vanessa – l’amichetta stava lì, nuda, “e guardava me e un cliente”.