Il sindaco di Messina oltraggia i Caduti esponendo il drappo arcobaleno

Immaginate che un sacerdote, invece di predicare il Vangelo durante l’omelia, si metta a negare l’esistenza di Dio e ad affermare che partecipare alla Messa è un perdita di tempo. Tutti lo prenderebbero per matto e giudicherebbero il suo gesto una  bravata sacrilega e offensiva. Qualcosa di non molto diverso, ancorché sul piano laico e civile,  ha fatto il sindaco di Messina Renato Accorinti. Con la differenza che non si tratta di un’ipotesi di scuola ma di un triste evento realmente accaduto in occasione della festa delle Forze Armate. Il primo cittadino della città siciliana s’è presentato con  la bandiera multicolore della pace davanti al monumento ai caduti e ai carabinieri in alta uniforme, esponendo il drappo arcobaleno accanto  alla corona che ricorda iul sacrificio dei soldati italiani.  Un simile oltraggio alla memoria di chi ha immolato  la propria vita per la pace, per la comunità nazionale, per l’onore militare non s’era mai visto. Il signor Accorinti sarà sicuramente soddisfatto della sua performance, ma rimane il fatto che  ha compiuto un atto grave e indegno, perché è come se avesse detto che tutti quei soldati sono  morti invano. Che il sindaco di Messina sia un pacifista di lungo corso è cosa del tutto secondaria. Nel momento in cui espone  la fascia tricolore, egli rappresenta le istituzioni, tutta la comunità cittadina, comprese soprattutto le famiglie che hanno pianto un morto in guerra o un militare caduto per cause di servizio.   Al colmo dell’impudenza, Accorinti ha anche rivolto un appello a tutti i sindaci dei Comuni italiani citando l’inizio dell’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra». Nessuno evidentemente ha mai spiegato all’esimio sindaco che pace e pacifismo sono due cose completamente diverse e che le missioni in cui sono oggi impegnati i nostri soldati sono volte a garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti umani in terre devastate dall’odio ideologico e dal fanatismo integralista.

Già, il fanatismo. Proprio di questo si tratta. Perché il furore ideologico di certi “pacifinti” è perfettamente speculare a quello dei nemici della pace e della sicurezza, il fanatismo di coloro che detestano le regole della nostra civiltà e che vorrebbero costruire nuove barriere tra gli uomini e i popoli. Giusta l’indignazione del  ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Gianpiero D’Alia, che così ha commentato il gesto del primo cittadino di Messina: «Il sindaco Accorinti dovrebbe scusarsi pubblicamente con la cittadinanza messinese per una provocazione demenziale e inopportuna, che offende le Forze Armate e la memoria di quanti, anche nostri concittadini, sono morti per la pace in Italia e nelle missioni internazionali».