Il repubblicano Christie riconquista il New Jersey. Ma in Virginia i clintoniani affossano i Tea Party

A “bilanciare” il successo democratico del nuovo sindaco di New York arriva la netta vittoria del repubblicano Chris Christie, che è stato rieletto governatore del New Jersey per un nuovo mandato. Il suo successo, previsto ampiamente dai sondaggi, lo pone come un possibile candidato alle primarie per l’elezione del prossimo presidente degli Stati Uniti. Una performance (a metà seggi scrutinati si attesta al 60 per cento) tanto più significativa perché avvenuta in uno Stato tradizionalmente democratico. Non solo, ma il campione repubblicano avrebbe sedotto l’elettorato femminile (56 per cento) e la maggior parte dei voti degli elettori di età compresa tra i 18 e i 29 anni. «La leadership non è tanto “parlare” ma ascoltare e poi agire», ha detto Christie parlando di una «grande vittoria» e ribadendo di essere il governatore di tutti, «continuerò a governare – ha concluso – nello spirito di Sandy», l’uragano che lo scorso anno ha causato gravi danni nello Stato.

In Virginia, “swing state” conquistato da Barack Obama nel 2012,  invece, le urne decretano la progressiva perdita di appeal dei Tea Party, il movimento ultra-conservatore che dal 2009 è sotto i riflettori della stampa internazionale: la vittoria infatti  è andata al democratico Terry McAuliffe, che con il 47,3% dei voti ha sconfitto il repubblicano Ken Cuccinelli, star incontrastata dei Tea Party. Una lezione al partito repubblicano – è la tesi di tutti gli osservatori – una  bocciatura, seppur di misura, delle tesi più radicali quelle che hanno portato allo shutdown, la chiusura dello stato federale, e alla spaccatura del partito sulla minaccia del default il mese scorso. Emblematico, dunque, il derby tra Terry McAuliffe, ex presidente del partito democratico, clintoniano di ferro, e l’ultra-conservatore Ken Cuccinelli, ex procuratore distrettuale, molto vicino all’ala del Grand Old Party più radicale, antiabortista e anti-tasse. La Virginia, Stato tradizionalmente “rosso” (conservatore) cambia di segno: appena 4 anni fa, il governatore repubblicano uscente, Bob McDonnell, aveva stravinto con 17 punti di scarto. Ma negli ultimi anni la forte presenza dei “latinos” ha cambiato radicalmente la composizione elettorale dello Stato, che ora è considerato in bilico, ma tendente al “blu” (democratico). Tanto che negli ultimi giorni, in Virginia, hanno fatto campagna elettorale i pezzi grossi della politica di Washington: Cuccinelli (che ha radici partenopee) ha ricevuto l’appoggio di Marco Rubio, il giovane senatore della Florida da anni definito l’“Obama Latino”, star del Tea Party.  Di contro, a favore di McAuliffe, si sono mobilitati tutti, dallo stesso Barack Obama che ha tenuto un comizio, al suo vice, Joe Biden, e all’immancabile Bill Clinton. Tea Party sconfitto anche in Alabama. Qui Bradley Byrne, avvocato ed ex senatore dello Stato, ha vinto il ballottaggio alle primarie repubblicane del primo distretto congressuale dell’Alabama, con Jean Young, un uomo d’affari ultra-conservatore che aveva contato sul sostegno dei Tea Party.