Il “quid” di Alfano divide i sondaggisti. Per Klaus Davi non ha appeal, per Piepoli potrebbe arrivare al 15%…

Frenati, troppo paludati: oggi nella comunicazione vince chi si butta. La sfida di Angelino Alfano e dei suoi fedelissimi “diversamente berlusconiani” divide massmediologi e sondaggisti. Per Klaus Davi il segretario del Pdl, ormai ai ferri corti con il Cavaliere, non è popolare, «è preparato, bravo ma non suscita entusiasmo». Insomma elettoralmente l’ex ministro della Giustizia non è ancora valutabile elettoralmente. Niente a che vedere con Gianfranco Fini, il paragone tra i due non tiene. Anche secondo Luigi Crespi Alfano non è un leader, anche se può ancora crescere, non è carismatico e non ha ancora un peso elettorale. Colpa anche del suo staff che non sa emozionare, Quagliariello, Lorenzin… Tutte persone di qualità ma senza appeal comunicativo. Diverso il parere di Nicola Piepoli e di Antonio Noto, direttore di Ipr Markting che rivela un sondaggio confortante che posiziona un eventuale partito alfaniano in una forbice tra il 7 e il 10 per cento mentre la nuova Forza Italia si attesterebbe al 17. Oggi, secondo Noto, nel Pdl il 48 per cento degli elettori condivide le posizioni di Berlusconi e il 44 quelle di Alfano. Per Piepoli il segretario del Pdl è meglio piazzato di Fini, potrebbe arrivare persino al 15 per cento ma «ha un problema grosso: il suo sentimento verso Berlusconi, che è quello di chi è stato creato da Berlusconi…». Insomma avrà davvero voglia di mettersi in proprio? Una cosa è certa per tutti: il consenso ipotetico di un partito alfaniano passa per la conquista dell’elettorato tradizione del Cavaliere.