Il Pdl è finito, Forza Italia non è ancora nata. Berlusconi spiazza i “governativi” e li costringe a scegliere

Non c’è più tempo da perdere. Silvio Berlusconi in vista delle due scadenze “cruciali, l’approvazione della Legge di Stabilità ed il voto sulla sua decadenza, ha la necessità di avere un partito solido, coeso, determinato alle sue spalle che lo sostenga nei confronti degli avversari interni e dei nemici esterni, anche per evitare gli equivoci ed i tentennamenti che il 2 ottobre scorso misero a repentaglio la sua autorevolezza e quella del Pdl. Ha bisogno, insomma, di Forza Italia. E per averlo ha anticipato coloro che lavoravano per una soluzione di separazione consensuale fissando al 16 novembre la riunione del Consiglio nazionale che dovrà sancire la rinascita del soggetto politico sulle ceneri di un partito lacerato.

Che cosa faranno i suoi amici-antagonisti? E’ difficile dirlo. Sanno, come Berlusconi del resto, che la prova non ammette appello: o si sta dentro o si sta fuori. E’ più probabile, al momento, che si verifichi la seconda ipotesi. E cioè che Alfano e compagni non accettino di sottoscrivere il testo che ieri il Cavaliere ed i falchi hanno approntato per cautelarsi di difronte ad una possibile scissione che sarebbe una trappola per loro costretti a votare la legge di Stabilità per poi inghiottire il boccone amaro della cacciata del leader dal Senato.

In questo modo, a prescindere da  come si comporteranno i “governativi”, la nuova Forza Italia potrà procedere spedita verso la crisi di governo e la difesa a spada tratta di Berlusconi con tutte le conseguenze del caso, compresa la caduta della legislatura.

Abbiamo motivi sufficienti, esplicitati su questo giornale da settimane, che Alfano ed i suoi sodali  si sottrarranno alla stretta cui i “lealisti” vorrebbero costringerli. E prenderanno coraggio fino al punto di rischiare il tutto per tutto fino a disertare la riunione programmata ribadendo l’atteggiamento tenuto il 25 ottobre scorso quando non si presentarono all’ufficio di presidenza.

I numeri, dicono, che li hanno per garantire al governo la sopravvivenza, ma la conta in questi casi è sempre problematica. Di sicuro se i calcoli gli daranno ragione, la rinata Forza Italia si collocherà all’opposizione e sceglierà la marginalizzazione a tutti i livelli. Non un grande risultato, ma l’unico possibile per i berlusconiani doc che non accettano la manovra e soprattutto non tollerano di continuare a sedere allo stesso tavolo con i “carnefici” del loro leader.

La repentina convocazione della Direzione è indiscutibilmente un atto di forza che mette le truppe di Alfano in una difficile posizione, mentre ribadisce la leadership indiscussa di Berlusconi. Ma al punto in cui ci si è impaludati, con il capo che ha scelto di stare con i “lealisti” ogni immaginaria ricomposizione sembra assurda. Cicchitto e Quagliariello stanno redigendo un documento alternativo a quello berlusconiano e ciò fa ritenere che potrebbero accettare lo scontro interno anche se l’anticipo della conta li ha spiazzati. Sul territorio, almeno fino a ieri, la raccolta di firme è andata avanti a ritmo serrato, ma ora ha senso continuare?

Le due “anime” si guardano in cagnesco. Ognuno pensa al suo domani. Con una certezza comune: il Pdl è finito, Forza Italia non è ancora nata e non si sa come rinascerà, il centrodestra è una landa desolata. Il Ventennio non poteva tramontare in un luce più sinistra.