Il Pdl difende la Cancellieri: il suo è stato un atto umano di grande sensibilità

Il Pdl si è schierato con Anna Maria Cancellieri che, in veste di ministro della Giustizia, si è interessata alle condizioni di salute di Giulia Ligresti, figlia di Salvatore Ligresti, all’epoca detenuta nel carcere di Vercelli in pessime condizioni di salute. «Ho espresso solidarietà al ministro per una vicenda strumentalizzata ad arte, che ha mostrato invece la sua grande sensibilità e la sua attenzione per le condizioni di salute in cui versava Giulia Ligresti, ritenute critiche anche dal giudice che ha stabilito infatti l’attenuazione delle misure cautelari», ha affermato il vicepremier e ministro dell’Interno nonché segretario (decaduto) del Pdl, Angelino Alfano, sostenendo che da parte del guardasigilli non c’è stata alcuna «azione e neanche intendimento al di fuori delle legittime competenze», ma «semmai l’intenzione di evitare l’eventuale peggioramento di una situazione difficile, nel pieno rispetto dell’ambito istituzionale che si coniuga opportunamente con l’aspetto più strettamente umano. Come del resto altri giudici hanno di frequente fatto in altri casi di detenzione meno noti e, forse per questo motivo, considerati, com’è giusto, nella norma».

Anche il ministro per le Riforme Gaetano Quagliarello ha rilevato che «la sensibilità della Cancellieri per il dramma carcerario è nota», mentre Fabrizio Cicchitto ha definito l’attacco di Sel al ministro «del tutto pretestuoso, visto che, come è noto, scarcerazioni per le stesse ragioni hanno ovviamente riguardato persone che non hanno nomi significativi. A questo proposito vale anche l’inverso. Non è certo una buona ragione quella di far morire in carcere di anoressia una persona perché essa ha la colpa di chiamarsi Ligresti. Ma oramai nulla più ci sorprende».
«Il mio è stato un intervento umanitario assolutamente doveroso»: questo mise a verbale la Cancellieri lo scorso 22 agosto quando venne ascoltata dal pm Vittorio Nessi in uno dei rivoli dell’inchiesta Fonsai. Più o meno quello che ora ha ribadito in una lettera ai capigruppo di Camera e Senato. La sua “colpa”, come è noto, è di essersi interessata alle condizioni di salute di Giulia Ligresti ma anche di aver cercato di rincuorare Gabriella Fragni, la compagna dell’ingegnere, cui è legata da un’amicizia quarantennale. Il 17 luglio, a poche ore dall’ondata di arresti, le telefonò e le disse: «Qualsiasi cosa posso fare conta su di me, non so cosa fare ma sono veramente dispiaciuta». Giulia venne poi effettivamente scarcerata dalla Procura di Torino, che in via del tutto autonoma dispose una visita medica: era ridotta così male – rifiutava il cibo e aveva perso sette chili – che lo specialista, sulle prime, nemmeno la riconobbe. Fu questo a convincere il gip a concederle gli arresti domiciliari.

La lunga amicizia del ministro con la signora Fragni non è stata incrinata nemmeno dalla vicenda di Piergiorgio Peluso, il figlio della Cancellieri, il quale, da direttore generale di Fonsai, prima di andarsene ebbe dei contrasti con il management e con la famiglia Ligresti. Oggi è un teste chiave della Procura: «La mia impressione – dettò a verbale – è che i vertici sapessero delle leggerezze del bilancio». «Speriamo che non ci vada di mezzo la nostra amicizia», si dissero le due donne. E così è stato. Il processo ai Ligresti partirà a dicembre. Ma non per Giulia, che ha patteggiato: ai pm aveva detto che «noi, per quel che riguarda la nostra presenza in Fonsai, eravamo già morti nel novembre del 2011. Mediobanca aveva già confezionato la fusione con Unipol».