Il Pd e le tessere false: c’è chi rimpiange il vecchio Pci dove “la base non contava nulla”

Ai tempi della gioiosa macchina da guerra del Pds, Claudio Petruccioli veniva arruolato tra i dirigenti di “stretta fede occhettiana”. Il rinnovatore di vent’anni fa, oggi è un veterano disincantato.«Lo scandalo delle tessere del Partito democratico? Nel Pci non sarebbe mai successo», taglia corto nell’intervista al Corriere della Sera. Pure lui ci dice quanto era bella e nobile la politica del passato contro questa di oggi. Macché. Petruccioli svela candidamente quello che, finora, la vulgata postcomunista ha sempre negato. “Uno scandalo del genere non sarebbe mai accaduto, semplicemente perché la base, nel Partito comunista di Berlinguer e Natta, non contava niente”. Lo dice a modo suo, nel linguaggio da funzionario Pci, di uno che è stato direttore dell’Unità, presidente della Rai, e che nel Pci ci è entrato nel 1959 a 18 anni, passando per tutte le trasformazioni avute dal partito fino al Pd. Nell’intervista Petruccioli esordisce schermendosi. «Sono fuori dalla politica, la osservo dall’esterno». Ma può parlare con autorevolezza storica, come conferma nel suo profilo su Twitter dove si qualifica tra il serio e il faceto come «archivista, con molti documenti, molti ricordi, qualche idea».

Alla domanda sulle tessere gonfiate del Pd, facendo un rafffronto con il Pci di Berlinguer e Natta, non parla come certe vecchie zie che rievocano i tempi della loro castità e morigeratezza rispetto alle dissolute ragazze d’oggi. Nel Pci non sarebbe mai potuto accadere? Sì, ma perché la base non contava niente. In «una struttura a centralismo democratico, l’opinione della base degli iscritti conta poco, decidono i gruppi dirigenti», (all’epoca eterodiretti da Mosca, ma questo Petruccioli non lo dice). E ancora: «Le commissioni elettorali proponevano liste bloccate. Il tesseramento poi era un lavoro duro: le tessere si pagavano, il numero degli iscritti variava di pochissimo di anno in anno». Il motivo? «Il tesseramento si gonfia se serve a far ottenere vantaggio a qualcuno, se una corrente in modo truffaldino vuole conquistare più delegati per il congresso». Ma con un partito improntato sul modello del Pcus sovietico, che senso avrebbe avuto? Insomma, Petruccioli lascia i lettori con il dubbio: meglio il Pci di Berlinguer (d0ve la base non contava nulla) o quello di Renzi (dove imperano i brogli)?