Il liceo romano Giulio Cesare protesta per i termosifoni spenti: lo stanco rito dell’occupazione “riscalda” l’autunno

Il contagio dell’occupazione si propaga di istituto in istituto nella capitale. Il “rito stanco” dell’autogestione torna a ripetersi, e mentre il clima per le strade è gelido, dopo la prima ondata di colonizzazione degli spazi studenteschi di cui ancora si stanno contando i danni, la temperatura della protesta in diversi istituti della capitale torna a surriscaldarsi: ma parlare di “autunno caldo” sarebbe davvero troppo (e non per questioni meteorologiche)… E così, gli studenti del liceo classico Virgilio, in via Giulia, da ieri a mezzogiorno sono ufficialmente in «stato di agitazione». La mozione rivendicazionista è passata dopo il fallimento della trattativa condotta da un dirigente scolastico che aveva portato sul tavolo delle proposte l’offerta di un periodo di cogestione, una sorta di ibridazione tra regolare svolgimento delle lezioni e parallelo spazio governato in piena autonomia dagli studenti riservato nel pomeriggio, grazie all’apertura straordinaria dell’istituto. Una sorta di “pacchetto dell’occupazione”, “prendi due, paghi uno”, bocciato dagli alunni senza possibilità d’appello, e rispedito al mittente: immediata, quindi, la contromisura, in vigore da ieri, scattata – e qui viene il bello – in nome della richiesta di un’aula da destinare all’autogestione (chiusa per motivi di sicurezza), della promozione di corsi straordinari, alternativi alla didattica ministeriale, e della manutenzione – che in questo caso dovrebbe essere ordinaria – degli spazi. Insomma, ieri il diktat matematico del sei politico, e l’utopia che lo ammantava di sogni rivoluzionari, tradotti nella militarizzazione dello stile contestatario; oggi, la “pacifica invasione” delle aule scolastiche, giustificata da generiche rivendicazioni anti-governative che, dalla Gelmini, passando per Profumo, fino alla Carrozza, accomunano esecutivi e ministri diversi, mirando più prosaicamente alla conquista dell’architettura degli interni e alla gestione della geometria dei calendari scolastici, che al massimo può arrivare a tradursi in una denuncia in procura dai diversi – e più sfumati – riferimenti penali. Del resto, che reato può generare la protesta degli studenti del Giulio Cesare, storico liceo romano dal blasonato passato ribelle, che partiti questa mattina da corso Trieste, hanno marciato verso piazza Venezia, diretti alla sede della Provincia di Roma, per protestare contro l’assenza di riscaldamento nelle scuola? Un istituto, il Giulio Cesare, dal pedigree ribelle, ieri epicentro della contestazione studentesca, con episodi celebri finiti addirittura nei brani di cantautori come Venditti, oggi uno dei centri propulsivi della protesta per il termosifone freddo. Più che stanco, il rito dell’occupazione sembra definitivamente spento…