I profughi di Lampedusa accolti a Roma da Marino sono scappati. Ma non si sa dove…

Sono scappati subito dopo l’arrivo al centro di accoglienza gli 89 eritrei (88 uomini e una donna) ricevuti mercoledì scorso a Roma in pompa magna dal sindaco Ignazio Marino. La notizia è stata confermata dai responsabili della cooperativa sociale dove i giovani profughi scampati al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre, avevano ricevuto una diaria di 35 euro al giorno, un kit di prima accoglienza, schede telefoniche internazionali e altro materiale di prima necessità. L’iniziativa doveva essere il fiore all’occhiello delle nuove politiche del Comune di Roma, in contrapposizione con la giunta Alemanno “xenofoba” e “intollerante”. Marino aveva abbracciato gli 89 migranti uno per uno garantendo che questo sarebbe stato il primo passo sulla strada dell’integrazione. Una rottura con il passato e contro le “nequizie” della Bossi-Fini,  come  vantato anche dall’assessore capitolino alle Politiche Sociali, Rita Cutini. «Possono diventare una ricchezza per la città», avevano sottolineato all’unisono Marino e la Cutini. «Accogliendoli non vogliamo fare del buonismo ma indicare un percorso, dare una risposta ad una emergenza planetaria, dare loro l’occasione di trovarsi un lavoro».

Com’è andata finire? Lo hanno svelato i quotidiani romani. Dopo l’incontro con il sindaco Marino, gli eritrei si sono presi il kit, i soldi e sono scappati in fretta e furia dal centro di accoglienza. A pochi passi, la stazione della metropolitana di Ponte Mammolo, punto di spaccio e simbolo del degrado capitolino. In quella stessa stazione, pochi giorni fa una rom era stata fermata per il tentato rapimento di un neonato. Facile nascondersi e mimetizzarsi in una zona del genere. Tuttavia, secondo i reporter più ottimisti, gli 89 extracomunitari sarebbero scappati dal centro romano per cercare ospitalità e lavoro all’estero. In Nord Europa, magari in Svezia o in Norvegia, nazioni che pubblicamente spalancano le braccia all’immigrazione straniera, ma che in pratica rendono la vita difficile agli extracomunitari, soprattutto se clandestini. Facile quindi che, appena arrivati a Berlino, Oslo o Stoccolma, vengano rispediti di nuovo in Italia. L’altra ipotesi (più pessimistica) è che gli eritrei in questione siano andati a infoltire l’esercito di manovalanza illegale, consapevoli che in caso di arresto o di fermo, ci sarà almeno un giudice che li farà restare a casa nostra. A spese dei contribuenti.