I No Tav dichiarano guerra “politica” al Pd: «È il nostro obiettivo». Si alza il livello dello scontro?

Con ancora negli occhi il campo di battaglia in cui i No Tav hanno trasformato Roma mercoledì scorso, il documento pubblicate oggi sul sito www.notav.info getta non poca inquetudine. È una guerra politica dichiarata. «Il Pd è un obiettivo politico – si legge-  ecco perché l’abbiamo assaltato. Il comportamento di una forza politica come il Pd, che a pranzo sostiene il ministro Cancellieri e in serata gestisce la repressione contro la manifestazione di Campo de Fiori, rappresenta plasticamente l’enorme distanza tra il paese che soffre e che subisce la crisi e gli interessi che Letta e compagni intendono salvaguardare». Il documento è firmato da Paolo Di Vetta, attivista dei “Blocchi precari metropolitani di Roma”. Di Vetta, di fatto giustifica le violenze e le effrazioni alla sede del Pd come l’obiettivo numero uno dell’assalto di Roma, perché «al primo posto nelle attenzioni di questo partito non ci sono i senza casa, gli sfrattati, i pignorati, i precari, gli studenti, i migranti, gli abitanti aquilani alle prese con una difficile ricostruzione della propria città e della propria dignità. Sono le lobbie del mattone – si legge-  gli imprenditori come Ligresti, la Lega delle cooperative, i profitti legati alla rendita e al consumo di suolo, invece, i fari di riferimento sui quali puntare e sui quali investire. Una vergogna da difendere anche con l’inasprimento degli apparati di controllo sia a livello locale che nazionale».

Il Pd, insomma è l’obiettivo dei No Tav, così come il Pci lo era delle Brigate rosse. Un film già visto? Un paragone forse improprio, perché all’epoca l’obiettivo politico divenne ben presto “militare” come purtroppo tutti ricordiamo bene. I No- tav  nascono come oppositori-sabotatori della Parigi-Lione, ma certo è che la carica antagonista che si portano dietro tracima in queste ultime performance dalle parole agli atti, fino agli strumenti di lotta utilizzati che, certo, solo chi non vuole vedere può definire democratici. Tenere alto il livello di guardia, come peraltro si sta facendo, sembra quindi il minimo. Stando solo ai fatti di Roma, una decina, tra cui anche alcuni organizzatori, sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Ed è probabile che tra loro ci possano essere leader storici del movimento antagonista a Roma. La polizia è ancora al lavoro, l’anti-terrorismo pure sui filmati dei tafferugli e sulle fotografie, nel tentativo di individuare i protagonisti delle violenze. Un complesso lavoro di analisi che ha già portato ad alcuni risultati, allargando il fronte degli indagati, già abbastanza cospicui. Mortai, molotov, cesoie e bengala sono state sequestrate in questi mesi, non esattamente un armamentario da manifestanti pacifici. Coccolare quei “bravi ragazzi” col cappuccio come fa il M5S e altre forze dell’ultrasinistra non pare abbia più senso ora, dopo questa dichiarazione di guerra. Politica, per carità…